La vittoria di Cristo e i nostri desideri

Gioisca la Chiesa, splendente nella gloria del suo Signore. Queste parole dell’exultet, l’antichissimo canto che annuncia la Resurrezione del Cristo nella Veglia di Pasqua in quasi tutte le chiese cristiane, testimoniano il grido di gioia che dovrebbe pervadere la nostra comunità. Eppure Cristo è risorto ma non è ancora tornato. Nemmeno quest’anno, nemmeno questa Pasqua Cristo è tornato: è Risorto, è sempre con noi ma non è ancora tornato. Sembra un’affermazione scontata: se anche questo numero dell’Araldo riescead andare in stampa è perché il Signore non è ancora tornato, se fosse tornato non ci sarebbe più bisogno né di chiesa, né di culto,né di una circolare: “Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,3-4).
E noi che siamo ancora nel tempo di mezzo anche quest’anno celebriamo la Pasqua. Con quale spirito? “La Pasqua non è una rappresentazione della vittoria della nostra vita, delle nostre aspirazioni” dice
Karl Barth, ma è la rappresentazione tangibile e reale della vittoria di Cristo e delle aspirazioni che Dio ha per l’umanità. Spesso ci lamentiamo della distanza tra noi e Dio e delsuo silenzio, del fatto che non risponde positivamente alle nostre richieste, che noi riteniamo essenziali, assolute, ragionevoli che siano per noi, per i nostricari o per la nostra Chiesa. Ma, come scrive Dietrich Bonhoeffer dal carcere,“Dio non esaudisce tutti i nostri desideri, ma realizza le sue promesse”.
La promessa di Dio si è realizzata in Gesù: la promessa della nostra salvezza immeritata, la promessa
che Dio non ci abbandona e ci ama proprio nel momento in cui lo meritiamo di meno, la promessa
di abitare con noi nella nuova Gerusalemme dove non ci sarà più la morte e la promessa che ogni steccato, discriminazione e distinzione che gli esseri umani si sono dati saranno superati dall’amore di Dio per ogni
sua creatura e per il suo Creato. Quindi in mezzo alle difficoltà della nostra vita, ai dolori, alla malattia, abbia una concreta speranza nella certezza che il nostro Dio è un Dio fedele, che si ricorda di ognuno ed ognuna di noi,che ci parla e non ci abbandona, se noi sappiamo metterci in ascolto della sua Parola e del suo Spirito.“Anche la nostra generazione è avida di miracoli, nella misura, direi, in cui scarseggia la sua fede” diceva, pochi giorni prima di morire, nella Domenicadelle Palme del 1970, il pastore Alberto Ricca, padre del teologo Paolo. E quel che valeva quarantaquattro anni fa a maggior ragione vale oggi, in que-
sta società dell’immagine estrema e della comunicazione iper-veloce, di internet, degli
smartphone e dei tablet, una società in cui si santifica un manager milionario come Steve Jobs e
ci si dimentica di Albert Schweitzer e di tanti altri silenziosi credenti che hanno testimoniato la fede
e aiutato gli altri, un paese dove campeggiano statue giganti di padre Pio e non si sanno più i fondamenti del cristianesimo.
Facciamo, quindi, in modo, che questa Pasqua sia un momento di preghiera, di riflessione, di condivisione e di vera gioia e non la solita fiera del consumo, dello spreco e delle convenzioni sociali.
Che sia una festa in cui stare meglio con se stessi, con Dio e con gli altri.
Andrea Panerini
da L’Araldo, circolare della Chiesa valdese di Milano, anno 90, numero 7, aprile 2014

“Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”

Predicazione tenuta il 9 marzo 2014, prima domenica del Tempo della Passione, nella chiesa valdese di Milano

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”».
5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto:
“Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo,
ed essi ti porteranno sulle loro mani,
perché tu non urti con il piede contro una pietra”».
7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».
8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”».
11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.

Matteo 4,1-11

Cari fratelli e care sorelle,
quante volte abbiamo letto ed ascoltato questo brano, che è il brano che è stato scelto fin dalla chiesa antica come narrazione di questa domenica che è chiamata Invocavit, la prima domenica di Quaresima o del Tempo della Passione! E quante volte abbiamo in realtà pensato che questo racconto sia una suggestione letteraria, una bella figura retorica, destrutturando il testo fino ad edulcorarlo completamente: una tentazione non reale ma costruita artificialmente, un digiuno che non è un esempio da seguire ma solo il residuo di una ebraicità di Gesù che diventa fastidiosa e storicamente datata.
In questo modo non solo neghiamo la vera storicità del testo ma anche depotenziamo la Scrittura, ed è stato questo il limite di molte teologie liberali, riducendola a un catenaccio in cui l’uomo moderno può inserire quasi tutto quello che vuole fino a costruirsi un Dio a propria immagine e somiglianza, fino a vedere il Cristo che noi vogliamo vedere e non quello che è era, che è e che sarà, testimoniato dalla Scrittura e continuamente portato a noi dallo Spirito Santo. Il tentatore non esiste, Gesù ebbe le allucinazioni nel deserto! L’autore del Vangelo di Matteo vuole dire altro, scrive questo episodio, che non è storico, per uno scopo morale che non è più molto attuale… e potrei andare avanti con molte di queste interpretazioni “liberali”, “moderne”, “critiche” che in realtà non sono affatto critiche né storiche ma che ignorano sia il soggetto della narrazione (Gesù, il Cristo, il Salvatore dell’umanità) che, appunto, il fatto che Gesù fosse un uomo pienamente inserito nel suo contesto storico.

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Ivan Tognarini, un ricordo

Lo scorso sabato 15 marzo è venuto a mancare nella sua casa di Fiesole, dopo una lunga malattia, lo storico Ivan Tognarini, docente di storia contemporanea all’Università di Siena. Piombinese di formazione e di affetti, era nato a Campiglia Marittima il 2 giugno 1944.

Da storico si era segnalato a livello nazionale per le sue ricerche nel campo della Storia della Resistenza e dell’Antifascismo oltre che del movimento sindacale e dell’industria toscana. Figlio di Federigo, tra i protagonisti della Battaglia di Piombino del 10 settembre 1943, aveva fondato ed era tuttora presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana ed aveva svolto un ruolo essenziale per il conferimento della medaglia d’oro al valor militare alla città di Piombino, avvenuta nell’autunno del 2000 da parte dell’allora Presidente della Repubblica Ciampi.

Mi ricordo ancora il timore, da giovanissimo studente di liceo, con cui mi avvicinavo a Ivan, un mostro sacro della storiografia toscana, assieme all’altro mio maestro Giorgio Spini molto lontani di età e scomparsi a quasi nove anni di distanza l’uno dall’altro. Era un uomo molto alla mano e bonario, soprattutto con i giovani e si vedeva chiaramente che gli si rischiarava il cuore quando vedeva giovani e giovanissimi avvicinarsi e rimanere invischiati dal fuoco sacro della Storia, una storia non per pochi eletti ma da divulgare il più possibile a livello popolare, pur senza derogare dalla correttezza e dalla puntualità accademica.

Mi ricordo il giorno in cui lui stesso mi premiò per conto del Circondario Val di Cornia per una ricerca sulle persecuzioni razziali a Piombino e in Val di Cornia, più di dodici anni fa. Avevo diciannove anni e tante belle speranze, tanti entusiasmi e un bel po’ d’impudenza.

Mi ricordo quando, da giovane studente del corso di laurea in Storia contemporanea a Firenze, mi portò nella redazione di “Ricerche storiche” in Via Cavour, nello stesso palazzo del consolato greco e mi fece emozionare facendomi vedere migliaia di schedature di perseguitati antifascisti.

Mi ricordo quando, in una passeggiata lungo la spiaggia di Calamoresca, al tramonto, d’inverno, mi disse: “Andrea, qualunque cosa farai, in qualunque ambito opererai, sappi che sarai sempre un servitore della ricerca storica: sono convinto di questo”. Gli avevo appena detto che mi sarei occupato di studi teologici e che avrei provato a fare il pastore della Chiesa valdese. Un laico pieno di rispetto per la spiritualità e sospettoso per ogni clericalismo.

Mi ricordo della sua passione nella difesa della Costituzione repubblicana contro i tentativi di restaurazione fascista ed autoritaria, la manifestazione con lui e Oscar Luigi Scalfaro a Firenze nella primavera del 2006 con me (in)volontario terzo incomodo.

Mi ricordo di quando, nei miei lunghi anni fiorentini, avevo avuto difficoltà economiche e lui mi aveva sempre offerto discretamente aiuto. Anche se ho sempre rifiutato è stato rassicurante pensare che, oltre ai miei familiari, anche lui si preoccupasse di me.

Era fatto così: un caratterino toscano tutto pepe, non sempre facile nella gestione delle relazioni ma con un cuore grande e generoso, disinteressato e pieno di nobili ideali. Potrei continuare, commuovendomi ancor di più, con i ricordi di Ivan Tognarini, ma spero di aver dato ai lettori un piccolo spaccato non solo del suo grande impegno professionale ma anche della sua umanità.

Caro Ivan, ci mancherai, mi mancherai moltissimo. Gli ultimi anni sono stati molto tribolati e, tuttavia, non hai mancato di darci ancora un apporto. Sono sicuro che ora sei sereno e stai discutendo con Giorgio sulla Resistenza e il Partito d’Azione. Salutalo da parte mia, un bacio.

 Andrea Panerini

“Italia, paese cristiano” presentato l’8 febbraio a Reggio Calabria

Sabato 8 febbraio alle ore 17.30, presso i locali della Chiesa valdese di Reggio Calabria (Via Possidonea, 2) avrà luogo il dibattito “L’Italia è un paese cristiano?” con la presentazione del libro di Andrea Panerini “Italia, paese cristiano?” (La Bancarella, 2012). Oltre all’autore, che farà una relazione su “Ipocrisia e luoghi comuni nella nostra Italia”, interverrà il prof. Daniele Fortuna, biblista e docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale con una relazione dal titolo “Essere cristiani nel mondo, secondo il Nuovo Testamento”. Modera Rosario Confessore, pastore delle Chiese valdesi di Reggio Calabria e Messina. L’ingresso è libero.

Per info:

www.valdesireggiocalabria.orginfo@valdesireggiocalabria.org

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Andrea Panerini (Piombino, 1983) è laureato in Storia (Università di Firenze) e in Teologia (Facoltà valdese di Roma) e sta completando il percorso in vista del ministero pastorale nella Chiesa valdese. E’ studioso di Storia dei sistemi politici e costituzionali, di Storia del Risorgimento e di Storia della Chiesa, ha pubblicato numerosi volumi di saggistica e di poesia, tra cui gli ultimi significativi che possiamo citare sono “Litanie arabe” (La Bancarella ed., 2010), la curatela del volume di Giuseppe Mazzini “Dal concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, 2011), “Elementi così sospetti e poco desiderabili” (La Bancarella, 2012), la storia degli ebrei di Piombino e Val di Cornia sotto le persecuzioni razziali e il pamphlet “Italia, paese cristiano?” (La Bancarella, 2012). Ha anche scritto un saggio su Il Dio di Mazzini nell’antologia di saggi “Mazzini. Vita, avventure e pensiero di un italiano europeo” a fianco di studiosi di livello nazionale ed internazionale quali Giuseppe Monsagrati, Roland Sarti e Anna Villari. Dirige, dal 2006 ad oggi, la rivista Il libro volante (attualmente solo in formato pdf e on-line) ed ha fondato il portale web Predicare il Vangelo (www.predicareilvangelo.org).
Socialista cristiano di impronta mazziniana, ha militato per diversi anni in formazioni politiche di sinistra dove ha anche ricoperto incarichi dirigenziali a livello locale, regionale e nazionale.

“Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti”

Chiesa battista di Teatro Valle, 19 gennaio 2014, seconda domenica dopo l’Epifania

Perciò, rinfrancate le mani cadenti
e le ginocchia vacillanti;
fate sentieri diritti per i vostri passi, affinché quel che è zoppo non esca fuori di strada, ma piuttosto guarisca. Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore; vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati; che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento.
Voi non vi siete avvicinati al monte che si poteva toccare con mano, e che era avvolto nel fuoco, né all’oscurità, né alle tenebre, né alla tempesta, né allo squillo di tromba, né al suono di parole, tale che quanti l’udirono supplicarono che più non fosse loro rivolta altra parola; perché non potevano sopportare quest’ordine: «Se anche una bestia tocca il monte sia lapidata». Tanto spaventevole era lo spettacolo, che Mosè disse: «Sono spaventato e tremo». Voi vi siete invece avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, il mediatore del nuovo patto e al sangue dell’aspersione che parla meglio del sangue d’Abele. Badate di non rifiutarvi d’ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d’ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo

Ebrei 12,12-25

Cari fratelli e care sorelle,
com’è bello stare in comunità! Com’è bello stare tutti insieme, in mezzo a una chiesa in cui i membri sono assidui al culto, agli studi biblici, solerti nelle contribuzioni. Una chiesa i cui membri evangelizzano a scuola, sul luogo di lavoro, nelle occasioni di sport e di divertimento e non si vergognano di dirsi evangelici davanti a tutti. Dove c’è considerazione, stima e amore fraterno verso tutti e tutte, non ci sono pettegolezzi e malignità ma si rivaleggia solo nel portare gloria al nome benedetto di Dio. Com’è bello stare in comunità! Peccato che questa comunità esista solo nella mia mente, come in quella di alcuni altri credenti e nelle esortazioni dell’apostolo Paolo ma di questa comunità, in concreto, non si vedono spesso che sbiaditi frammenti.

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«Io non mi dimenticherò di te»

Predicazione di Andrea Panerini presso la Chiesa metodista di Terni 1° gennaio 2014

Esultate, cieli,
e tu, terra, festeggia!
Prorompete in grida di gioia, monti,
poiché il SIGNORE consola il suo popolo
e ha pietà dei suoi afflitti.
Ma Sion ha detto: «Il SIGNORE mi ha abbandonata,
il Signore mi ha dimenticata».
Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta,
smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?
Anche se le madri dimenticassero,
io non mi dimenticherò di te.
Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani;
le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi.

Isaia 49,13-16

Cari fratelli e care sorelle,
noi ci sentiamo abbandonati! Abbandonati dal coniuge, dai figli, dai genitori, dagli altri, dai colleghi, da Dio. Anche se razionalmente sappiamo di non esserlo oppure non lo diremmo mai per paura di offendere l’altro/a siamo sempre nella sensazione di abbandono, quasi dentro una ingordigia di relazione, di bisogno di continue attenzioni e il risultato di tutta questa bramosia è che ci isoliamo ancora di più acuendo, in un circolo vizioso, la propria solitudine.

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«Il tuo Dio regna!»

Predicazione tenuta il 22 dicembre 2013 nella Chiesa metodista di Terni

7 Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie, che annuncia la pace, che è araldo di notizie liete, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!» 8 Ascolta le tue sentinelle! Esse alzano la voce, prorompono tutte assieme in grida di gioia; esse infatti vedono con i propri occhi il SIGNORE che ritorna a Sion. 9 Prorompete assieme in grida di gioia, rovine di Gerusalemme! Poiché il SIGNORE consola il suo popolo, salva Gerusalemme. 10 Il SIGNORE ha rivelato il suo braccio santo agli occhi di tutte le nazioni; tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Isaia 52,7-10

«Il tuo Dio regna!»
Cari fratelli, care sorelle,
quanto è potente questo annuncio! «Il tuo Dio regna!» E’ un’affermazione imperativa, che non lascia nessuno spazio per dubbi ed esitazioni. Ma noi sappiamo predicare, oggi, che il nostro Dio regna? Ha ancora un qualche significato per noi?
Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie. Questo brano è un grido di giubilo del profeta e a queste parole si potrebbe anche replicare: i piedi sono una delle parti più brutte del corpo umano, che strana espressione. Sbagliato! I piedi umani non solo sono belli, ma importanti. Pensiamo ai piedi nudi di un velocista olimpico nigeriano! Pensiamo ai fratelli e alle sorelle che hanno perso l’uso dei piedi e delle gambe perché sono nati/e così o per una malattia, per un incidente! E tuttavia considerando i costumi e la geografia del Vicino Oriente antico possiamo supporre che i piedi del messaggero, dopo un lungo viaggio sulle montagne, possano essere non solo impolverati ma anche callosi se non sanguinanti, vista la qualità delle calzature all’epoca e considerando la qualità delle strade prima del dominio romano. Di fronte a questi piedi colui che testimonia esclama: Quanto sono belli! Sono belli perché portano la notizia che eccita un cuore desideroso di sentire questo: «Il tuo Dio regna! »
Come l’uomo anziano che fissa gli occhi ancora luminosi della moglie novantenne, occhi ornati di rughe che racchiudono la saggezza di mille rivelazioni ed esclama: Che belli! Come il padre innamorato che accarezza il ventre della madre dei suoi figli, seguendo dolcemente i segni che testimoniano del suo travaglio ed esclama: Che bello!
Come l’uomo o la donna che guardano il proprio amante, il proprio amore che dorme nel letto ed esclama: Che bello!

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Il 20 dicembre “Italia, paese cristiano?” presentato a Piombino

Venerdì 20 dicembre 2013 alle ore 17.30 nella Sala del piano terra di Palazzo Appiani a Piombino (LI) avrà luogo la presentazione del libro di Andrea PaneriniItalia, paese cristiano?” (La Bancarella editrice, 2012). L’evento è organizzato dal gruppo piombinese dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato” e dall’editrice La Bancarella con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Piombino. Durante l’iniziativa sarà presentato il gruppo locale dell’Associazione discutendo anche delle future iniziative. Assieme all’Autore, interverranno Marta Torcini (Presidente Nazionale di “Fiumi d’acqua viva”) e Adriano Bruschi (Presidente Legambiente Val di Cornia). Modera il giornalista Giuseppe Trinchini (Direttore del “Corriere Etrusco”). Info su www.fiumidacquaviva.org

L’Italia è un paese cristiano? Lo è mai stato? E’ questo l’interrogativo di fondo che Panerini si pone nella sua breve riflessione. Sotto tanta retorica si scoprono molte vergogne e molti scheletri nell’armadio nel nostro paese. Questo volume, lungi dal dare un programma politico o dal fare facile populismo, cerca di fissare i veri “punti irrinunciabili” per un cristiano che vive nel nostro paese attraverso la visione di una nazione più giusta, laica e solidale.  “Dunque, mi sembra, predichiamo l’Evangelo di Cristo, quello sì in tutta la sua radicalità e universalità, in vista non di una società migliore, ma della fede.  E “cerchiamo il bene della città” con una politica laica, faticosa, concreta, nell’agorà, nell’interlocuzione di ragioni diverse e talora opposte, che sappiano però trovare un accordo non sul Vero (nessun Vero), ma sul massimo di equità, giustizia, libertà e solidarietà possibili per tutti. Il pamphlet di Panerini con il suo radicalismo cristiano apre una discussione. A noi di proseguirla.” dice, nella sua prefazione il professor Daniele Garrone.
Un volume di importante riflessione circa le radici culturali, l’agire e le prospettive del nostro paese in un momento di cambiamento cruciale in cui l’Italia si gioca il proprio futuro. L’ingiustizia, specialmente quella sociale, la guerra e le fabbriche di morte che contraddicono il dettato della nostra costituzione, la preservazione del Creato, l’ambiente, il rispetto verso gli animali, i diritti civili, l’etica pubblica. Tutti aspetti della nostra società sui quali la riflessione di un cristiano non può che soffermarsi.

Andrea Panerini, “Italia, paese cristiano?“, Piombino, La Bancarella, 2012, pp.74, euro 9.00, ISBN 978-88-6615-049-7, pref. Daniele Garrone

Andrea Panerini (Piombino, 1983), valdese, è studioso di storia del Risorgimento e di storia dei sistemi politici e costituzionali. Laureato in storia contemporanea presso l’Università di Firenze, attualmente sta completando gli studi teologici presso la Facoltà valdese di teologia in vista del ministero pastorale. Vive a Roma ed ha ricoperto incarichi dirigenziali nei Democratici di Sinistra e nel Partito Socialista Italiano. Tra le sue recenti pubblicazioni segnaliamo “Elementi così sospetti e poco desiderabili” (La Bancarella, 2012), storia degli ebrei di Piombino e della Val di Cornia nel periodo delle leggi razziali, il volume di poesia “Litanie arabe” (La Bancarella, 2010) e la curatela dei volumi di Giuseppe Mazzini “Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, 2011) e “L’Italia, l’Austria e il Papa” (La Bancarella, 2011, seconda edizione). Sito web: http://www.andreapanerini.net

Daniele Garrone (Perosa Argentina, 1954), biblista, pastore valdese, è uno dei maggiori esperti dell’Antico Testamento in Italia. E’ professore ordinario presso la Facoltà Valdese di Teologia a Roma di cui è stato anche decano dal 2003 al 2010. Ha fatto parte del gruppo dei traduttori dell’Antico Testamento in lingua corrente interconfessionale TILC (1976-1984), curando la traduzione di 1 Re e 2 Re, del Cantico dei Cantici e la revisione di Salmi, Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Cronache ed è stato presidente della Società Biblica in italia. Tra i suoi principali ambiti di ricerca la nuova critica sul Pentateuco e il dialogo ebraico-cristiano. Si segnalano, tra le sue pubblicazioni, “Il poema biblico dell’amore tra uomo e donna. Il cantico dei cantici” (Claudiana, 2004, seconda edizione) e “Il Miserere. Salmo 51″ (Marietti, 1992). E’ stato anche consulente della Lux Vide e della RAI per il progetto cinematografico “Le storie della Bibbia”.

Creato e vegetarismo tra Bibbia, teologia e storia

Venerdì 29 novembre prossimo alle ore 21.00, presso il Centro comunitario valdese di Via Manzoni n.21 a Firenze, avrà luogo il secondo incontro del ciclo intitolato “Tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla Parola di Dio e dalla preghiera (1 Tm 4,4-5)” organizzato dall’Associazione cristiana “Fiumi d’acqua viva – Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato“. La serata vedrà una relazione su “Creato e vegetarismo tra Bibbia, teologia e storia” da parte di Andrea Panerini, storico e laurando in teologia alla Facoltà valdese di Teologia di Roma in vista del ministero pastorale. A seguire un’ampia discussione comunitaria con tutti gli intervenuti. “Dopo il successo del primo incontro siamo contenti di ospitare Andrea – dice Marta Torcini, Presidente di “Fiumi d’acqua viva” – nostro ex presidente e sempre presente nella nostra vita sociale, che ci offrirà un inquadramento storico e biblico alla tematica di quest’anno che concerne il nostro rapporto con il Creato e soprattutto con gli animali. La nostra Associazione si sta dispiegando su molti fronti – culturale, sociale, formativo – ed è a tutti gli effetti una comunità cristiana ecumenica formata da cristiani (ma anche da atei e diversamente credenti) che, senza rinnegare la propria storia e le proprie denominazioni d’origine, vogliono stare insieme per la riflessione, la predicazione, l’opera sociale. Nel mese di dicembre ci dispiegheremo in iniziative di presenza nella città di Firenze e in altre località della toscana”.
Per informazioni: www.fiumidacquaviva.orgfiumidacquaviva@gmail.com – 329.3276430 (Marta) – 340.6628249 (Elisa)

L’Italia è un paese cristiano?

L’8 novembre la presentazione del nuovo libro di Andrea Panerini a Terni


Venerdì 8 novembre alle ore 18.00 avrà luogo alla libreria Feltrinelli Point (Viale C. Battisti, 9) di Terni la presentazione del volume di Andrea Panerini “Italia, paese cristiano?” (La Bancarella, Piombino, 2012, euro 9.00), organizzata dall’Associazione “E se domani – Terni LGBT” (www.esedomaniterni.com). Oltre all’autore interverranno Alessandro Chiometti (Presidente di Civiltà Laica Terni) e Marco Bonifazi (docente di Filosofia). Introduce l’evento un saluto del Presidente dell’Associazione “E se domani” Emanuele De Benedetti.  L’Italia è un paese cristiano? Lo è mai stato? E’ questo l’interrogativo di fondo che Panerini si pone nella sua breve riflessione. Sotto tanta retorica si scoprono molte vergogne e molti scheletri nell’armadio nel nostro paese. Questo volume, lungi dal dare un programma politico o dal fare facile populismo, cerca di fissare i veri “punti irrinunciabili” per un cristiano che vive nel nostro paese attraverso la visione di una nazione più giusta, laica e solidale.  “Dunque, mi sembra, predichiamo l’Evangelo di Cristo, quello sì in tutta la sua radicalità e universalità, in vista non di una società migliore, ma della fede.  E “cerchiamo il bene della città” con una politica laica, faticosa, concreta, nell’agorà, nell’interlocuzione di ragioni diverse e talora opposte, che sappiano però trovare un accordo non sul Vero (nessun Vero), ma sul massimo di equità, giustizia, libertà e solidarietà possibili per tutti. Il pamphlet di Panerini con il suo radicalismo cristiano apre una discussione. A noi di proseguirla.” dice, nella sua prefazione il professor Daniele Garrone.
Un volume di importante riflessione circa le radici culturali, l’agire e le prospettive del nostro paese in un momento di cambiamento cruciale in cui l’Italia si gioca il proprio futuro. L’ingiustizia, specialmente quella sociale, la guerra e le fabbriche di morte che contraddicono il dettato della nostra costituzione, la preservazione del Creato, l’ambiente, il rispetto verso gli animali, i diritti civili, l’etica pubblica. Tutti aspetti della nostra società sui quali la riflessione di un cristiano non può che soffermarsi.

Andrea Panerini, “Italia, paese cristiano?“, Piombino, La Bancarella, 2012, pp.74, euro 9.00, ISBN 978-88-6615-049-7, pref. Daniele Garrone

Andrea Panerini (Piombino, 1983), valdese, è studioso di storia del Risorgimento e di storia dei sistemi politici e costituzionali. Laureato in storia contemporanea presso l’Università di Firenze, è laureando in Teologia presso la Facoltà valdese di Roma in vista del ministero pastorale. Vive tra Roma e Terni (dove ha compiuto dei tirocini pastorali presso la locale Chiesa metodista) ed ha ricoperto incarichi dirigenziali nei Democratici di Sinistra e nel Partito Socialista Italiano. Tra le sue recenti pubblicazioni segnaliamo “Elementi così sospetti e poco desiderabili” (La Bancarella, 2012), storia degli ebrei di Piombino e della Val di Cornia nel periodo delle leggi razziali, il volume di poesia “Litanie arabe” (La Bancarella, 2010) e la curatela dei volumi di Giuseppe Mazzini “Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, 2011) e “L’Italia, l’Austria e il Papa” (La Bancarella, 2011, seconda edizione). Sito web:http://www.andreapanerini.net