“Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai”

Predicazione tenuta il 20 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

giacobbe10 Giacobbe partì da Beer-Sceba e andò verso Caran. 11 Giunse ad un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, se la mise per capezzale e lì si coricò. 12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima toccava il cielo; e gli angeli di Dio salivano e scendevano per la scala. 13 Il SIGNORE stava al di sopra di essa e gli disse: «Io sono il SIGNORE, il Dio d’Abraamo tuo padre e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e tu ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a meridione, e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. 15 Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». 16 Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: «Certo, il SIGNORE è in questo luogo e io non lo sapevo!» 17 Ebbe paura e disse: «Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!» 18 Giacobbe si alzò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva messa come capezzale, la pose come pietra commemorativa e vi versò sopra dell’olio. 19 E chiamò quel luogo Betel; mentre prima di allora il nome della città era Luz. 20 Giacobbe fece un voto, dicendo: «Se Dio è con me, se mi protegge durante questo viaggio che sto facendo, se mi dà pane da mangiare e vesti da coprirmi, 21 e se ritorno sano e salvo alla casa di mio padre, il SIGNORE saràil mio Dio 22 e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima».

Genesi 28,10-22

Cari fratelli e care sorelle,
la condotta di Giacobbe finora non era quella di uno che sinceramente teme e ha fede in Dio. Potremo definirlo una “simpatica canaglia”, magari non tanto simpatica a suo fratello Esaù. Ma ora, in difficoltà, solo, costretto a fuggire, egli cerca Dio e solo Dio,per dimorare in sicurezza e per distendersi e dormire all’aria aperta con la testa su una pietra, per farsi consolare, per cercare di avere meno paura. Ogni vero credente sarebbe disposto a dormire sul guanciale di Giacobbe per potere avere la sua stessa visione. Il tempo di Dio per visitare il suo popolo con il suo conforto è quando esso è privo di altri conforti e di altri consolatori: ed è proprio quando si dispera in qualunque aiuto umano e terreno che la vicinanza di Dio si fa viva e presente, che Egli si fa nostro prossimo.
Giacobbe vide una scala che si allungava dalla terra al cielo, gli angeli che salivano e scendevano e Dio stesso alla fine di essa nella sua gloria. Questo rappresenta in primo luogo la provvidenza di Dio, mediante la quale c’è un rapporto costante fra il cielo e la terra e fa sapere all’impaurito Giacobbe che egli aveva sia una buona guida che una buona guardia. Al tempo stesso, secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa che mi sento di accogliere nonostante si debba sapere che non coincide con quella ebraica, la scala è la mediazione di Cristo: Egli è questa scala, il piede in terra è dato dalla sua natura umana e quello in cielo dalla sua natura Divina. Cristo è la Via: tutti i favori di Dio e tutti i nostri servizi vanno e vengono da Lui per mezzo di Cristo, il Verbo incarnato. Per questa strada tutti gli uomini peccatori sono invitati ad avanzare al trono della Sua Grazia per accoglierlo. Per fede percepiamo questa Via e con la preghiera ci avviciniamo ad essa: in risposta alla preghiera riceviamo tutti i benefici necessari della provvidenza e della grazia anche quando siamo delusi e scoraggiati, anche quando Dio ci sembra silenzioso. Lui ci parla, siamo noi, spesso che non siamo in grado di ascoltarlo per le nostre orecchie chiuse dalla vanità, dall’orgoglio, dall’egocentrismo.

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“Non rendete a nessuno male per male”

Predicazione tenuta il 13 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

pace17 Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Romani 12,17-21

Cari fratelli e care sorelle,
in questo brano viene esposto il dovere più difficile della carità cristiana: quello che riguarda i nemici, siano essi cristiani o non cristiani. Non rendete a nessuno male per male. Già nel v. 14 (Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite…), Paolo ha fatto cenno dei persecutori; ma quelli possono non essere nemici personali. Qui viene alla condotta da tenere verso i nemici personali. Il dovere ha due gradi cioè in primo luogo non render male per male e poi rendere anzi bene per male, ch’è il maggior trionfo dell’amore cristiano. Anziché pensare a ricambiare il male col male, il cristiano deve preoccuparsi delle cose  che vanno alla pace, tenendo al cospetto di tutti gli uomini una condotta irreprensibile e pacifica, che riproduca l’esempio del Maestro. Così non darà, per colpa sua, occasione ad inimicizia e ad offese. Non sarà sempre possibile, poiché non potrà impedire che l’altro gli sia nemico, ma, dice l’Apostolo, se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. I discepoli di Gesù, noi che siamo radunati in questa Chiesa per ascoltare la Parola, non devono dare occasione a rotture, né invelenirle se avvengono, ma adoperarsi ad evitarle ed a sanarle: poiché sono chiamati ad essere «figli di pace» e «facitori di pace» come è scritto in Matteo 5,9: Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Se non dipende da noi il condurre il prossimo a disposizioni pacifiche verso di noi ma dalla Grazia divina che provoca il ravvedimento in noi e nell’altro, dipende da noi invocare Dio che ci dia sempre la disposizione di sapere in ognimomento fare la pace. Ed è per questo che Gesù ci esorta dicendo: se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra (Matteo 5,39) perché la nostra vanità e amor proprio sia umiliato a favore della pace e della concordia. Ed è una Parola che non si lascia addomesticare dai nostri tentativi di addomesticarla e di relativizzarla, poiché come discepoli dell’unico Maestro è nostro obbligo seguirlo e cercare di imitarli, pur immersi nel nostro peccato.

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“Chi ama Dio ami anche suo fratello”

Predicazione tenuta il 14 luglio a Vicenza

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi. Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito. E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore. Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.
Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.

1 Giovanni 4,7-21

La scorsa estate, a San Vincenzo, in provincia di Livorno, in Toscana. Ha lottato con tutte le sue forze contro il mare che voleva portargli via i suoi tre figli. Li ha strappati da quelle onde violente, che rischiavano di sommergerli, trascinandoli in un inferno d’acqua senza possibilità di ritorno. Ma quella battaglia combattuta con incredibile coraggio lo ha stremato: così un padre di 42 anni è morto, annegato. La vittima si chiamava Samuel Rubin ed era un allevatore svizzero ed era arrivato qualche giorno prima in Toscana per trascorrere una breve vacanza, insieme alla sua famiglia: la moglie e cinque figli, di età compresa tra i tre e i quattordici anni. Pochi minuti di divertimento e si sono trovati subito in difficoltà. Il mare era molto agitato e i piccoli hanno cominciato ad annaspare, chiedendo aiuto. Probabilmente la corrente aveva scavato delle buche che hanno reso insidioso anche il fondale a pochi metri dalla riva. Il padre ha compreso subito la portata del pericolo e non ha avuto un attimo di esitazione. Si è tuffato in acqua e ha cominciato a nuotare, senza risparmiarsi. Li ha messi in salvo tutti e tre, facendo la spola tra la spiaggia, dove la moglie lo aspettava, insieme ai figli più piccoli, e quel mare che, a un tratto, aveva cambiato aspetto, rivelando un volto estremamente minaccioso. E quando ormai sembrava riuscito nell’impresa, le forze lo hanno improvvisamente abbandonato e non è riuscito più a tornare indietro.
Cari fratelli, care sorelle,
cosa significare “amare”? Il racconto del padre che salva i propri figli offrendo la propria vita per la loro è sicuramente un racconto di amore che tuttavia ci può disorientare ed esula dalla comune visione romantica, ottocentesca, di amore. Dal comune sentire di vari sanvalentini, baciperugina, cuoricini e da tutta la retorica commerciale che ogni anno dobbiamo sopportare sull’amore o meglio sullo pseudo-amore che va tanto di moda oggi. In questa visione il padre che salva i propri figli che rischiano di annegare è una visione di eroismo, di santità straordinaria, non di amore alla portata di tutti. E invece no: è quello il vero amore di ogni giorno, è quello l’amore di cui ci parla oggi la Parola di Dio.

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Il Signore ti benedica e ti protegga

Sermone di Andrea Panerini su Numeri 6,22 – 27 – Chiesa metodista di Terni domenica 2 giugno 2013 

Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: ‘Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'”. Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò».

Cari fratelli e care sorelle,
negli Stati Uniti degli anni cinquanta del secolo scorso, in un piccolo villaggio dell’America profonda, vi era un anziano pastore che è diventato padre a oltre settant’anni e a cui è stato diagnosticato un male incurabile al cuore: prende a scrivere un diario per suo figlio, per quando potrà comprendere le cose che vuole lasciargli scritto. In queste note, una sorta di testamento spirituale, troviamo il rapporto con il figlio, ormai quarantenne, di un suo amico pastore che ha tenuto a battesimo e che, diventato adulto ne ha combinate di tutti i colori compreso di disinteressarsi di una ragazzina che aveva messo incinta. Un tipaccio poco raccomandabile diremmo noi. Il rapporto tra i due è improntato alla reciproca diffidenza ma verso la fine di questo diario (che in realtà è un romanzo, Gilead, scritto dal premio Pulitzer Marilynne Robinson) il pastore vede dentro l’abisso di delusione e sconforto del suo interlocutore e mentre l’altro sta per ripartire dal paese vuole dargli la propria benedizione.
«Poi ho detto: – In realtà ci terrei molto a darti la benedizione. Lui si è stretto nelle spalle. – Che cosa comporterebbe? – Be’, per come la interpreto io, comporta che ti metta una mano sulla fronte e chieda a Dio di proteggerti. Ma se ti imbarazza… – In strada c’era un po’ di gente.
– No, no, – ha risposto. – Non m’importa – . Si è tolto il cappello, se l’è sistemato sulle ginocchia, ha chiuso gli occhi e ha abbassato la testa, quasi appoggiandola alla mia mano, e l’ho benedetto con tutti i miei poteri, quali che siano, pronunciando la benedizione dei Numeri, naturalmente: – Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace -. Non esistevano parole più belle di quelle né, sicuramente, capaci di esprimere meglio i miei sentimenti, né più adeguate, se è per questo.»
La benedizione sacerdotale di Numeri 6 è uno dei “classici” del culto cristiano che avremo sentito forse migliaia di volte, a seconda della frequenza al culto o alla messa cattolica. Eppure nonostante la sua bellezza (Non esistevano parole più belle di quelle dice il pastore di Gilead) non ci soffermiamo quasi mai sul suo profondo significato.
Cosa significa “benedire”?

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E Dio si riposò il settimo giorno

Sermone tenuto il 21 aprile 2013 su Genesi 1,1 – 2,4a nella Chiesa anglicana S. Mark di Firenze per il culto veterocattolico

Cari fratelli, care sorelle,
quante volte abbiamo letto e ci siamo soffermati su questo testo! E tuttavia quante volte non siamo andati oltre alle lettura di quello che, per la nostra sensibilità di smaliziati moderni, non è altro che un racconto mitologico. Eppure, se la forma è quella di un mito delle origini, questa Parola che il Signore oggi ci rivolge ci deve far andare oltre alle nostre diffidenze scientifiche: la Bibbia non è un trattato di biologia, né di geologia e tanto meno di evoluzione delle specie. Dio crea, crea il mondo, il mondo su cui oggi noi camminiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e tutto ciò che ci circonda che non sia manufatto dell’uomo. Dio ha creato il mondo, e non importa la mediazione del genere letterario in cui questo messaggio è stato fissato, proclamato da autori di oltre venticinque secoli fa.
Dio vide che questo era buono. Il mondo uscito dal Creatore è un mondo del tutto perfetto, fuoriuscito dalle acque come la terra fertile dopo le esondazioni primaverili in Mesopotamia, in cui ogni cosa è “buona” e “bella”. Nessuna negazione, è presente nel racconto. Tutto è positivo e in armonia: non c’è posto per il male o per il dolore, non ancora. Al di là di quanto di negativo o di sventura possa capitare – lo stesso esilio a Babilonia – dunque al fondo di tutte le cose sempre riposano la bontà e la bellezza di quanto uscito dal cuore del Dio creatore.
E’ quindi una profanità “buona” quella che emerge da queste pagine bibliche: il Creato è chiaramente altro rispetto al Signore, ma questa alterità è positiva e voluta da Lui. Nella struttura dei mari e delle terre, nelle specie vegetali e animali, nell’essere umano in sé, nella sua sessualità, nel suo esistere, non c’è nulla di negativo. E in questo senso Dio qui benedice il mondo proprio in tutta la sua “profanità” che non va clericalmente associata alla perdizione, al demonio o ad un allontanamento da Dio. E’ Lui stesso che vuole questo mondo profano, il che non esclude la Sua presenza ma non dà nemmeno all’umanità l’alibi fatalista di un mondo che è gestito da forze incontrollabili, divine, diaboliche o di altro tipo. E’ per questo che il più perfetto inno di lode a Dio per la Sua creazione è proprio l’impegno, fatto in tutta coscienza, nella profanità della vita, fuori dalle nostre chiese che troppo spesso finiscono per essere l’estremo rifugio di una minoranza impaurita e ostile ad ogni cambiamento. E’ nel lavoro secolare, nella scuola, nell’università, nella politica, nella passione civile e sociale, nelle relazioni con l’altro/a  che si esplica la benedizione al mondo “profano” che Dio crea e vide che questo era buono. Tutto questo crea uno spazio di libertà dell’uomo e della donna che non è arbitrario e che, allo stesso tempo, non è tanto un prolungamento della creazione originaria divina in quanto tale ma una estensione della stessa benedizione che Dio dà agli esseri umani in quanto l’operare di Dio non è, evidentemente, nemmeno comparabile all’operare dell’uomo.
Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

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Iniziativa a Parma: dal Risorgimento al mondo globalizzato. 150 anni di presenza metodista a Parma

Mi permetto di segnalarvi queste iniziative a Parma, di cui sono anche io relatore venerdì prossimo. In allegato troverete la brochure della chiesa e anche descrizione e copertina del mio ultimo libro di cui si parlerà. Vi ricordo altresì che domenica 10 marzo predicherò nella chiesa valdese di Perugia.
a.p.

Persone di fede protestante hanno vissuto a Parma già prima dell’Unità d’Italia, ma è solo subito dopo che iniziò un vasto lavoro di evangelizzazione ad opera del missionario Henry James Piggott, della Chiesa Metodista Britannica. Nel parmense si formarono diverse comunità di credenti, in particolare a Mezzano Inferiore e a Parma. Queste due comunità oggi costituiscono la Chiesa Metodista di Parma-Mezzani che conta circa 150 membri iscritti di cui molti immigrati, in particolare dal Ghana. La Chiesa Evangelica Metodista di Parma si costituì ufficialmente l’8 marzo 1863 ed ebbe diversi luoghi di culto nel centro della città finché nel 1905 venne acquistata la chiesa in cui ancora oggi si svolge il culto. L’edificio di culto, originariamente chiamato Chiesa del San Salvatore, è stato una chiesa parrocchiale fin dal 1145, poi chiuso al culto e adibito a magazzino ad opera di Napoleone. Dopo l’acquisto, una serie di restauri e l’installazione dell’organo (1928), il locale di culto venne portato allo stato in cui lo conosciamo oggi.
A 150 anni dall’inizio di questa avventura di fede, la Chiesa Evangelica Metodista di Parma desidera riflettere con la cittadinanza sugli effetti in campo ecumenico e sociale che tale presenza ha comportato. E oggi quale testimonianza cristiana possiamo portare nella città di Parma? Dove ci porta la nostra avventura di fede?

– Venerdì 8 marzo 2013

Ore 18.30 – Chiesa metodista Parma Borgo Tommasini angolo Borgo Riccio
Tavola Rotonda
Dal Risorgimento alla globalizzazione:
una visione prospettica

Intervengono:

dott. Andrea Panerini
Storico e Studente in Teologia

e

don James Schianchi
Delegato per l’Ecumenismo della Diocesi Cattolica di Parma

– Sabato 9 marzo 2013

ore 18.30 – Chiesa metodista Parma Borgo Tommasini angolo Borgo Riccio

Concerto d’Organo

Esegue
il maestro Jolando Scarpa
organista e musicologo

con

il soprano Marzia Baldassarri

– Domenica 10 marzo 2013

Ore 10.30 – Chiesa metodista Parma Borgo Tommasini angolo Borgo Riccio

Culto Bilingue con Santa Cena

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Italia, paese cristiano?
E’ in uscita, per i tipi dell’editrice La Bancarella, l’ultimo libro di Andrea Panerini, Italia, paese cristiano?  L’Italia è un paese cristiano? Lo è mai stato? E’ questo l’interrogativo di fondo che Panerini si pone nella sua breve riflessione. Sotto tanta retorica si scoprono molte vergogne e molti scheletri nell’armadio nel nostro paese. Questo volume, lungi dal dare un programma politico o dal fare facile populismo, cerca di fissare i veri “punti irrinunciabili” per un cristiano che vive nel nostro paese attraverso la visione di una nazione più giusta, laica e solidale.  “Dunque, mi sembra, predichiamo l’Evangelo di Cristo, quello sì in tutta la sua radicalità e universalità, in vista non di una società migliore, ma della fede.  E “cerchiamo il bene della città” con una politica laica, faticosa, concreta, nell’agorà, nell’interlocuzione di ragioni diverse e talora opposte, che sappiano però trovare un accordo non sul Vero (nessun Vero), ma sul massimo di equità, giustizia, libertà e solidarietà possibili per tutti. Il pamphlet di Panerini con il suo radicalismo cristiano apre una discussione. A noi di proseguirla.” dice, nella sua prefazione il professor Daniele Garrone.
Un volume di importante riflessione circa le radici culturali, l’agire e le prospettive del nostro paese in un momento di cambiamento cruciale in cui l’Italia si gioca il proprio futuro. L’ingiustizia, specialmente quella sociale, la guerra e le fabbriche di morte che contraddicono il dettato della nostra costituzione, la preservazione del Creato, l’ambiente, il rispetto verso gli animali, i diritti civili, l’etica pubblica. Tutti aspetti della nostra società sui quali la riflessione di un cristiano non può che soffermarsi.

Andrea Panerini, “Italia, paese cristiano?”, Piombino, La Bancarella, 2012, pp.74, euro 9.00, ISBN 978-88-6615-049-7, pref. Daniele Garrone

Non nascondiamo la testa sotto la sabbia

Recensione di Ada Prisco

Andrea Panerini, Italia, paese cristiano?, La Bancarella Editrice, Piombino (LI), 2012, euro 9.00

Fin dal titolo interlocutorio, il libro invita al confronto e alla condivisione, suggerendo sottotraccia che su temi familiari a tutti noi manca uno spazio comune di approfondimento sereno per valutare quanto l’Italia dimostri di aver davvero assorbito il cristianesimo in profondità. Il libro prende in considerazione, ad esempio, la corruzione dilagante, il rispetto della laicità, del pluralismo, dei diritti civili, l’attribuzione di confini alla genitorialità e di orientamento sessuale all’affettività.
Ingiustizia, guerra, distruzione del creato, etica pubblica sono i temi che danno titolo ai capitoli. Il senso comune, la condivisione reale di questi fondamenti, appare il punto debole trasversale, dà segni di malessere, fino a far apparire la cura della polis come una tela antica che si va sfrangiando, cui nessuno bada più, preso dall’interesse per il proprio recinto. I presupposti di questa debolezza, che rischia di diventare costituzionale per la nostra società, minacciano di penetrare sempre di più i suoi tessuti connettivi  intossicandoli del tutto.

Per leggere tutta la recensione clicca qui.

Mini tour in Toscana

Venerdì 25 Gennaio alle ore 18.00 presso la Sala Conferenze dell’Hotel Giappone Inn in Via Grande, 65 a Livorno avrà luogo la presentazione del mio ultimo libro “Italia, paese cristiano?” (La Bancarella, 2012) con, oltre al sottoscritto, la presenza di Marco Bertini (Direttore generale della Fondazione Teatro Goldoni), Gaetano Barrella (Segretario regionale Coisp) e Andrea Romiti (Consigliere comunale “Governare Livorno”). ModeraLuca Baragatti (Segreteria Regionale PSI).

Sabato 26 Gennaio alle ore 10.30 presso la Sala del Consiglio del Palazzo dei Priori a Volterra terrò una relazione su “Il triangolo rosa: la persecuzione degli ebrei, degli omosessuali ed altre minoranze etniche o religiose” in occasione della Giornata della Memoria 2013. Saranno presenti il Sindaco di Volterra Marco Buselli e il suo assessore alla cultura Maurizio Righi oltre a numerosi studenti delle scuole superiori del circondario e ai saluti dell’ANPI e di autorità civili e religiose.

Per la giornata della memoria mi permetto di segnalarvi il mio volume “Elementi così sospetti e poco desiderabili“, la storia degli ebrei della Val di Cornia dal 1938 al 1945.

“La luce splende nelle tenebre”

Sermone pronunciato da Andrea Panerini il 25 dicembre 2012 nella Chiesa valdese di Forano

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Giovanni 1,1-5

Simone ha 38 anni. Era un ragazzo pieno di vita, cresciuto in oratorio salesiano, giocava a calcio anche con discreta fortuna in categorie professionistiche, poi – dopo il ritiro –  aveva cominciato a lavorare onestamente e con soddisfazione. Donnaiolo, aveva messo la testa a posto fidanzandosi con una bella ragazza con cui sognava matrimonio e figli. Due anni fa è dimagrito in poche settimane di quasi venti chili ed è stato molto male. Lo hanno ricoverato in ospedale, la situazione eramolto grave: Aids conclamato. Lo salvano per un pelo, grazie alle medicine di nuova generazione, ora sta un po’ meglio ma il mondo gli è crollato addosso. Non sa come può aver contratto il terribile virus, forse una scappatella giovanile ed è poi rimasto silenzioso per almeno dieci anni, non sa più come andare avanti con la propria fidanzata che è rimasta immune dal contagio, non sa come placare il senso di colpa. Come un lebbroso cerca in Gesù non solo l’impossibile guarigione fisica ma soprattutto la speranza nel futuro e nell’abbraccio paterno di Dio.

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Cristo è risorto ma non è ancora tornato

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 15 aprile 2012 nella Chiesa metodista di Roma

Siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.

Colossesi 2,12-15

Cari fratelli e care sorelle,
Cristo è risorto ma non è ancora tornato. Nemmeno quest’anno, nemmeno questa Pasqua Cristo è tornato: è risorto, è sempre con noi ma non è ancora tornato. Sembra un’affermazione scontata: se anche questo culto riesce a tenersi è perché il Signore non è ancora tornato, se fosse tornato non ci sarebbe più bisogno né di chiesa né di culto: “Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,3-4). Noi possiamo solo dire “non ancora” è tornato, ma tornerà: se non abbiamo fede in questo tutto è vano, inutile, superfluo. C’è però un “già ora”. Il “già ora” è l’ora della Chiesa pellegrina, in cammino in un mondo ostile e pagano oppure soggiogata dalle potenze demoniache del mondo stesso, è il “già ora” che deve essere contro i principati e le potenze, il “già ora” della nostra incredulità e indifferenza che non ci impedisce di avere speranza nella nostra redenzione.

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