“La luce splende nelle tenebre”

Sermone pronunciato da Andrea Panerini il 25 dicembre 2012 nella Chiesa valdese di Forano

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Giovanni 1,1-5

Simone ha 38 anni. Era un ragazzo pieno di vita, cresciuto in oratorio salesiano, giocava a calcio anche con discreta fortuna in categorie professionistiche, poi – dopo il ritiro –  aveva cominciato a lavorare onestamente e con soddisfazione. Donnaiolo, aveva messo la testa a posto fidanzandosi con una bella ragazza con cui sognava matrimonio e figli. Due anni fa è dimagrito in poche settimane di quasi venti chili ed è stato molto male. Lo hanno ricoverato in ospedale, la situazione eramolto grave: Aids conclamato. Lo salvano per un pelo, grazie alle medicine di nuova generazione, ora sta un po’ meglio ma il mondo gli è crollato addosso. Non sa come può aver contratto il terribile virus, forse una scappatella giovanile ed è poi rimasto silenzioso per almeno dieci anni, non sa più come andare avanti con la propria fidanzata che è rimasta immune dal contagio, non sa come placare il senso di colpa. Come un lebbroso cerca in Gesù non solo l’impossibile guarigione fisica ma soprattutto la speranza nel futuro e nell’abbraccio paterno di Dio.

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“La figura di questo mondo passa”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 21 ottobre 2012 nella Chiesa metodista di Roma*

Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa.

1 Corinzi 7,29-31

La vita felice è questo, io credo: / ricchezze acquisite senza alcun dolore / il terreno fertile, la mente serena / un amico leale, né odio né guerre / né obblighi da regole o governi / senza malanni, una vita salutare / la saggezza e la semplicità / e la notte priva di pensieri.  
Cari fratelli, care sorelle,
quello che vi ho appena letto è un epigramma del poeta latino Marco Valerio Marziale. La mente serena, la notte priva di pensieri, chi tra di noi non condivide queste aspirazioni? Chi non vorrebbe una nuova età dell’oro, un mondo dove poter stare tutti bene materialmente, in amicizia, senza odio, senza guerre, senza preoccupazioni, senza obblighi? L’uomo, fin dall’antichità, ha rincorso questo sogno, con la filosofia, con le varie religioni, con le ideologie, con il capitalismo e il marxismo che, da opposte direzioni, convergono nel considerare l’economia più importante dell’essere umano: molti di questi, non tutti, sono nobili ideali, non di rado però hanno portato a sistemi crudeli e totalitari. Non di raro hanno scatenato egoismo e sopraffazione segno del peccato di cui è marchiato l’uomo e di cui non riesce a liberarsi.
La prospettiva in Cristo va oltre a queste aspirazioni terrene. In un certo senso va contro questi desideri. Il tempo è ormai abbreviato. Il tempo è breve, è limitato, è in via di esaurimento, è ormai abbreviato: l’apostolo Paolo pensa, non credo ci possano essere dubbi, all’ultimo dei giorni, alla fine del mondo e allora ci possiamo chiedere se questo brano possa ritenersi ancora valido se questa fine del mondo si aspetta da ormai quasi duemila anni.

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“Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 20 novembre 2011 nella Chiesa valdese di Forano (Rieti)

Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: «Ogni cosa è compiuta. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio. Ma per i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda».

Apocalisse 21,1-8

Cari fratelli e care sorelle,
con questa domenica, la domenica “dell’eternità”, si conclude l’anno liturgico di tutte le chiese cristiane d’occidente. Nella chiesa cattolica romana si chiama domenica “di Cristo Re”, per sottolineare la sovranità di Dio sull’universo ma è sempre stata, fin dalla chiesa antica anche se la sua forma attuale è del XIX secolo, un momento di tensione liturgica e di messa in dubbio della fede dei cristiani. Questo giorno di festa, che prelude al nuovo tempo di Avvento con cui comincia un nuovo anno liturgico, ci dice una cosa molto semplice: Cristo non è ancora tornato.
E’ pertanto abbastanza logico che il lezionario proponga dei testi con un forte accento escatologico, che ci possano parlare della speranza nelle cose ultime che il Signore ci ha promesso. Cristo non è ancora tornato, dicevamo. Egli tornerà nel kairos, nel momento opportuno che solo il Padre conosce e a noi non resta altro da fare che pregare e vivere nella speranza che si adempiano le Scritture, cercando di testimoniare in questo mondo il Risorto nella fiducia di poter vivere con Lui nella nuova Gerusalemme.
Il finale dell’Apocalisse è la rivelazione fastosa e commossa della novità: l’assemblea liturgica rilegge le profezia sulla Gerusalemme messianica e, in quanto comunità del Cristo, celebra con entusiasmo la realizzazione – già iniziata – delle promesse e rinnova, allo stesso tempo, il desiderio e l’attesa del compimento finale. Nell’evento decisivo di Gesù Cristo la chiesa riconosce la svolta storica che segnerà la fine definitiva di Babilonia la prostituta (il potere del male) e darà vita a Gerusalemme la sposa (la comunione di Dio con gli uomini e le donne). Attraverso le pagine della Bibbia la liturgia cristiana legge la propria storia presente, celebra l’intervento efficace di Dio e anela alla pienezza futura.

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Preghiera del mattino

Dio mio,
mia salvezza,
ti voglio ringraziare
per questo nuovo giorno
che Tu aggiungi alla mia vita.
Voglio cantare: Alleluia,
inni altissimi al tuo Nome Santo.
Ti voglio ringraziare
per tutte le gioie della mia vita:
in esse conosco
la Tua bontà.
Ti voglio ringraziare
per tutti i dolori:
in essi conosco
la Tua misericordia e il Tuo conforto.
Prolunga i miei giorni, o Signore,
ma se Tu vorrai chiamarmi a Te,
la Tua volontà sia fatta.
In Te, mio rifugio, io spero
per il giorno in cui
mi addormenterò nel tuo abbraccio.
Che questa giornata
non vada sprecata in vanità
ma che sia glorificazione
della Tua opera
e del Tuo amore.
Amen.

Andrea Panerini