“Se segue le mie leggi, egli è giusto”

cristo_anticlericale2Predicazione tenuta il 6 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

5 Se uno è giusto e pratica l’equità e la giustizia, 6 se non mangia sui monti e non alza gli occhi verso gli idoli della casa d’Israele, se non contamina la moglie del suo prossimo, se non si accosta a donna mentre è impura, 7 se non opprime nessuno, se restituisce al debitore il suo pegno, se non commette rapine, se dà il suo pane a chi ha fame e copre di vesti chi è nudo, 8 se non presta a interesse e non dà a usura, se allontana la sua mano dall’iniquità e giudica secondo verità fra uomo e uomo, 9 se segue le mie leggi e osserva le mie prescrizioni agendo con fedeltà, egli è giusto; certamente vivrà», dice il Signore, DIO.

Ezechiele 18,5-9

Cari fratelli e care sorelle,
oggi voglio parlarvi di una tematica che spesso nelle chiese viene vista con fastidio, timore, reticenza. Magari per non scambiare il pulpito per una tribuna politica, cosa ineccepibile in sé ma che non considera il messaggio potente e sovversivo che la Scrittura ci dà. Siamo abituati a parlare, a volta anche a straparlare, di laicità, di anticlericalismo, di trasparenza, democrazia, di alcuni temi “eticamente sensibili”: tutti temi essenziali e giusti, verso i quali forse dovremo essere anche più coerenti nelle azioni concrete. La scorsa domenica, parlando di 1 Cor. 9, abbiamo parlato della necessità che c’è imposta di evangelizzare, di portare a tutti e tutte l’Evangelo di Gesù Cristo. Ora questo brano del profeta Ezechiele ci richiama agli occhi l’assoluta necessità non solo di parlare ma anche di applicare l’Evangelo attraverso la giustizia e l’equità. La
giustizia sociale, questo tema “politico” che ci fa paura, di cui non sappiamo parlare senza cadere nelle ideologie di questo mondo e di cui non cogliamo la portata rivoluzionaria dentro la stessa Parola di Dio.

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Il Dio fedele

Predicazione tenuta nella Chiesa metodista di Roma il 31 luglio 2011

Infatti tu sei un popolo consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il SIGNORE si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il SIGNORE vi ama: il SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d’Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri. Riconosci dunque che il SIGNORE, il tuo Dio, è Dio: il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua bontà fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, ma a quelli che lo odiano rende immediatamente ciò che si meritano, e li distrugge; non rinvia, ma rende immediatamente a chi lo odia ciò che si merita. Osserva dunque i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che oggi ti do, mettendoli in pratica. Se darete ascolto a queste prescrizioni, se le osserverete e le metterete in pratica, il SIGNORE, il vostro Dio, manterrà con voi il patto e la bontà che promise con giuramento ai vostri padri.

Deuteronomio 7,6-12

Mi ha sempre fatto riflettere la parola “santo”. Nel linguaggio comune del nostro paese, che è a maggioranza cattolica, “santo” è quella persona che costituisce un esempio straordinario per il popolo dei credenti e che ha ricevuto una “chiamata” particolare in virtù della quale, dopo la morte e in virtù del suo presunto esempio di vita, si trasforma in intercessore presso la divinità e, se guardiamo alla religiosità popolare del nostro territorio, in una semi-divinità che opera miracoli talvolta molto grotteschi. Molto spesso sono raffigurati in santini a volte di pregevole fattura artistica ma spesso in pose stereotipate dove non mancano gli sguardi estatici e gli abbellimenti retorici. Cari fratelli e care sorelle sarà forse per questo che ho sempre visto con molto sospetto questa parola e credo anche voi: non ci sono altri intercessori presso il Padre se non Gesù Cristo e non vi è davvero bisogno di altre divinità o surrogati pagani per placare l’ira divina. Questo riflesso antropologico e culturale rende più difficile entrare nella prospettiva di questo brano, ma noi dobbiamo scavare nella Scrittura affinché la Parola di Dio ci possa raggiungere e colpire con tutta la sua forza.

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