“Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai”

Predicazione tenuta il 20 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

giacobbe10 Giacobbe partì da Beer-Sceba e andò verso Caran. 11 Giunse ad un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, se la mise per capezzale e lì si coricò. 12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima toccava il cielo; e gli angeli di Dio salivano e scendevano per la scala. 13 Il SIGNORE stava al di sopra di essa e gli disse: «Io sono il SIGNORE, il Dio d’Abraamo tuo padre e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e tu ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a meridione, e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. 15 Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». 16 Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: «Certo, il SIGNORE è in questo luogo e io non lo sapevo!» 17 Ebbe paura e disse: «Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!» 18 Giacobbe si alzò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva messa come capezzale, la pose come pietra commemorativa e vi versò sopra dell’olio. 19 E chiamò quel luogo Betel; mentre prima di allora il nome della città era Luz. 20 Giacobbe fece un voto, dicendo: «Se Dio è con me, se mi protegge durante questo viaggio che sto facendo, se mi dà pane da mangiare e vesti da coprirmi, 21 e se ritorno sano e salvo alla casa di mio padre, il SIGNORE saràil mio Dio 22 e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima».

Genesi 28,10-22

Cari fratelli e care sorelle,
la condotta di Giacobbe finora non era quella di uno che sinceramente teme e ha fede in Dio. Potremo definirlo una “simpatica canaglia”, magari non tanto simpatica a suo fratello Esaù. Ma ora, in difficoltà, solo, costretto a fuggire, egli cerca Dio e solo Dio,per dimorare in sicurezza e per distendersi e dormire all’aria aperta con la testa su una pietra, per farsi consolare, per cercare di avere meno paura. Ogni vero credente sarebbe disposto a dormire sul guanciale di Giacobbe per potere avere la sua stessa visione. Il tempo di Dio per visitare il suo popolo con il suo conforto è quando esso è privo di altri conforti e di altri consolatori: ed è proprio quando si dispera in qualunque aiuto umano e terreno che la vicinanza di Dio si fa viva e presente, che Egli si fa nostro prossimo.
Giacobbe vide una scala che si allungava dalla terra al cielo, gli angeli che salivano e scendevano e Dio stesso alla fine di essa nella sua gloria. Questo rappresenta in primo luogo la provvidenza di Dio, mediante la quale c’è un rapporto costante fra il cielo e la terra e fa sapere all’impaurito Giacobbe che egli aveva sia una buona guida che una buona guardia. Al tempo stesso, secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa che mi sento di accogliere nonostante si debba sapere che non coincide con quella ebraica, la scala è la mediazione di Cristo: Egli è questa scala, il piede in terra è dato dalla sua natura umana e quello in cielo dalla sua natura Divina. Cristo è la Via: tutti i favori di Dio e tutti i nostri servizi vanno e vengono da Lui per mezzo di Cristo, il Verbo incarnato. Per questa strada tutti gli uomini peccatori sono invitati ad avanzare al trono della Sua Grazia per accoglierlo. Per fede percepiamo questa Via e con la preghiera ci avviciniamo ad essa: in risposta alla preghiera riceviamo tutti i benefici necessari della provvidenza e della grazia anche quando siamo delusi e scoraggiati, anche quando Dio ci sembra silenzioso. Lui ci parla, siamo noi, spesso che non siamo in grado di ascoltarlo per le nostre orecchie chiuse dalla vanità, dall’orgoglio, dall’egocentrismo.

Leggi tutto