“Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti”

Predicazione tenuta nella Chiesa valdese di Milano il 29 giugno 2014

Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n’è imposta; e guai a me, se non evangelizzo! Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo faccio volenterosamente è sempre un’amministrazione che mi è affidata. Qual è dunque la mia ricompensa? Questa: che annunciando il vangelo, io offra il vangelo gratuitamente, senza valermi del diritto che il vangelo mi dà.
Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge, mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.

1 Corinzi 9,16-23

Cari fratelli e care sorelle,
ci troviamo qui di fronte ad uno dei testi più impegnativi della teologia dell’apostolo Paolo, carico di significati densi e che riguardano uno dei ruoli essenziali nella chiesa cristiana, quello della testimonianza esterna, dell’evangelizzazione. Abbiamo avuto in maggio una settimana dell’evangelizzazione intensa e molto bella qui a Milano, dove peraltro non sono mancate discussioni e diverse posizioni.
Paolo si rivolge alla comunità di Corinto, una delle più ricche di quelle da lui fondate ma anche, probabilmente, la più litigiosa, lacerata da mille contrasti e divisioni. Paolo rimprovera i corinzi di essere avidi e orgogliosi e di aver smarrito la strada che porta a Dio mediante la grazia, di aver pervertito l’Evangelo da lui annunziato.
Nei versetti che abbiamo appena letto, l’apostolo parla della sua funzione di evangelizzatore e predicatore, che considera un ministero che gli è imposto a prescindere dalla sua buona volontà perché è una amministrazione (il termine greco può essere anche più forte) che gli è stata affidata, afferrato e quasi prigioniero di Dio come scrive anche nell’epistola ai Galati: Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. (2,20)
Il premio non è certo monetario (tra l’altro – con un certo pudore – ricorda ai ricchi corinzi di provvedere autonomamente al proprio mantenimento) ma è da Dio stesso e Paolo cerca di spiegare che questo concetto è ben lontano da ogni calcolo umano.

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