«Io non mi dimenticherò di te»

Predicazione di Andrea Panerini presso la Chiesa metodista di Terni 1° gennaio 2014

Esultate, cieli,
e tu, terra, festeggia!
Prorompete in grida di gioia, monti,
poiché il SIGNORE consola il suo popolo
e ha pietà dei suoi afflitti.
Ma Sion ha detto: «Il SIGNORE mi ha abbandonata,
il Signore mi ha dimenticata».
Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta,
smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?
Anche se le madri dimenticassero,
io non mi dimenticherò di te.
Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani;
le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi.

Isaia 49,13-16

Cari fratelli e care sorelle,
noi ci sentiamo abbandonati! Abbandonati dal coniuge, dai figli, dai genitori, dagli altri, dai colleghi, da Dio. Anche se razionalmente sappiamo di non esserlo oppure non lo diremmo mai per paura di offendere l’altro/a siamo sempre nella sensazione di abbandono, quasi dentro una ingordigia di relazione, di bisogno di continue attenzioni e il risultato di tutta questa bramosia è che ci isoliamo ancora di più acuendo, in un circolo vizioso, la propria solitudine.

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Meditazioni del Venerdì Santo

Venerdì Santo, 29 marzo 2013 – Chiesa metodista di Terni

Marco 15,1-47

La mattina presto, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose; e Pilato di nuovo lo interrogò dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!» Ma Gesù non rispose più nulla; e Pilato se ne meravigliava. Ogni festa di Pasqua Pilato liberava loro un carcerato, quello che la folla domandava. Vi era allora in prigione un tale, chiamato Barabba, insieme ad alcuni ribelli, i quali avevano commesso un omicidio durante una rivolta. La folla, dopo essere salita da Pilato, cominciò a chiedergli che facesse come sempre aveva loro fatto. E Pilato rispose loro: «Volete che io vi liberi il re dei Giudei?» Perché sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla a chiedere che piuttosto liberasse loro Barabba. Pilato si rivolse di nuovo a loro, dicendo: «Che farò dunque di colui che voi chiamate il re dei Giudei?» Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Ma che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte che mai: «Crocifiggilo!» Pilato, volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Lo stesso popolo che pochi giorni prima ha osannato Gesù alla porta della città di Gerusalemme  ora gli urla contro “Crocifiggilo!”. Pilato cerca di rilasciarlo, non trova alcun male in lui. “Ma che male vi ha fatto?” risponde alla folla. Non ha tuttavia il coraggio di liberarlo, di portare fino in fondo le sue convinzioni. Quante volte ci comportiamo anche noi come Pilato, sappiamo quello che dovremmo fare ma non abbiamo il coraggio di farlo per paura di perdere la nostra comodità, il nostro stile di vita, la nostra tranquillità, a volte anche l’incolumità fisica? Quante volte le nostre chiese sono state incapaci di aiutare e di predicare l’Evangelo?
La folla è eccitata, brama sangue, è deluso da questo messia che non è venuto a liberarli dall’occupazione romana, che non è venuto a promettergli mirabolanti “miracoli economici”, che non soddisfa i loro bisogni materiali ma che promette la giustizia di un mondo nuovo, del Regno di Dio che viene dove “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.” (Ap. 21,4)
Ma l’uomo, chiuso nel suo peccato e nella disobbedienza nei confronti di Dio, rifiuta questa prospettiva, rifiuta il Figlio che viene a offrire il Regno e lo mette sulla croce. La divinità che vuole adorare è d’oro e d’argento, è muta e si chiama denaro, mercato, produttività. E’ una divinità falsa che tuttavia pretende il suo tributo di sangue umano nei suicidi, nella mancanza di sicurezza sul posto di lavoro, nello sfruttamento nel nord ricco del mondo rispetto al sud ricchissimo di materie prime e povero di giustizia.  
“Crocifiggilo!” è un urlo che risuona anche oggi verso un messaggio che il mondo rigetta e rifiuta, che non può comprendere perché gli è estraneo.

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“La luce splende nelle tenebre”

Sermone pronunciato da Andrea Panerini il 25 dicembre 2012 nella Chiesa valdese di Forano

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Giovanni 1,1-5

Simone ha 38 anni. Era un ragazzo pieno di vita, cresciuto in oratorio salesiano, giocava a calcio anche con discreta fortuna in categorie professionistiche, poi – dopo il ritiro –  aveva cominciato a lavorare onestamente e con soddisfazione. Donnaiolo, aveva messo la testa a posto fidanzandosi con una bella ragazza con cui sognava matrimonio e figli. Due anni fa è dimagrito in poche settimane di quasi venti chili ed è stato molto male. Lo hanno ricoverato in ospedale, la situazione eramolto grave: Aids conclamato. Lo salvano per un pelo, grazie alle medicine di nuova generazione, ora sta un po’ meglio ma il mondo gli è crollato addosso. Non sa come può aver contratto il terribile virus, forse una scappatella giovanile ed è poi rimasto silenzioso per almeno dieci anni, non sa più come andare avanti con la propria fidanzata che è rimasta immune dal contagio, non sa come placare il senso di colpa. Come un lebbroso cerca in Gesù non solo l’impossibile guarigione fisica ma soprattutto la speranza nel futuro e nell’abbraccio paterno di Dio.

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“Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 20 novembre 2011 nella Chiesa valdese di Forano (Rieti)

Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: «Ogni cosa è compiuta. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio. Ma per i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda».

Apocalisse 21,1-8

Cari fratelli e care sorelle,
con questa domenica, la domenica “dell’eternità”, si conclude l’anno liturgico di tutte le chiese cristiane d’occidente. Nella chiesa cattolica romana si chiama domenica “di Cristo Re”, per sottolineare la sovranità di Dio sull’universo ma è sempre stata, fin dalla chiesa antica anche se la sua forma attuale è del XIX secolo, un momento di tensione liturgica e di messa in dubbio della fede dei cristiani. Questo giorno di festa, che prelude al nuovo tempo di Avvento con cui comincia un nuovo anno liturgico, ci dice una cosa molto semplice: Cristo non è ancora tornato.
E’ pertanto abbastanza logico che il lezionario proponga dei testi con un forte accento escatologico, che ci possano parlare della speranza nelle cose ultime che il Signore ci ha promesso. Cristo non è ancora tornato, dicevamo. Egli tornerà nel kairos, nel momento opportuno che solo il Padre conosce e a noi non resta altro da fare che pregare e vivere nella speranza che si adempiano le Scritture, cercando di testimoniare in questo mondo il Risorto nella fiducia di poter vivere con Lui nella nuova Gerusalemme.
Il finale dell’Apocalisse è la rivelazione fastosa e commossa della novità: l’assemblea liturgica rilegge le profezia sulla Gerusalemme messianica e, in quanto comunità del Cristo, celebra con entusiasmo la realizzazione – già iniziata – delle promesse e rinnova, allo stesso tempo, il desiderio e l’attesa del compimento finale. Nell’evento decisivo di Gesù Cristo la chiesa riconosce la svolta storica che segnerà la fine definitiva di Babilonia la prostituta (il potere del male) e darà vita a Gerusalemme la sposa (la comunione di Dio con gli uomini e le donne). Attraverso le pagine della Bibbia la liturgia cristiana legge la propria storia presente, celebra l’intervento efficace di Dio e anela alla pienezza futura.

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