“Anche Cristo vi ha accolti”

Predicazione tenuta il 16 maggio 2014 a Bergamo in occasione della Veglia contro l’omofobia

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù,  affinché di un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Romani 15,5-7

Cari fratelli e care sorelle,
stasera non siamo qui per un’abitudine o per far vedere quanto siamo “politicamente corretti”. Stasera siamo qui per predicare l’Evangelo a questa città. Non siamo qui stasera per fare dell’ideologia, ma per porci in ascolto della Parola di Dio. Non siamo qui stasera solo per piangere ma per ricordare chi ha sofferto perché diverso dagli altri, diverso da una presunta normale, chi ha sofferto per testimoniare Cristo e il suo amore e nel tempo stesso per gioire per il messaggio che l’Evangelo ci dà, un messaggio di accoglienza, speranza e amore per tutti e tutte.
«Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà» scriveva dal carcere Dietrich Bonhoeffer poco prima di essere giustiziato dai nazisti. Gli stessi nazisti – o persone che si presumono tali – che qui a Bergamo e a Roma hanno offeso e imbrattato le nostre chiese, schernito gli omosessuali e i transessuali, volendo metterci paura, volendo intimidirci, farci desistere da questa nostra testimonianza. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi. (Mt 5,11-12) ha detto Gesù, il cammino per seguire le sue orme non è un letto di soffici piume ma è l’arduo sentiero della coerenza e della dignità di ogni singolo essere umano in un mondo che disprezza, discrimina, sfrutta e che adora solo il vitello d’oro, l’idolo del successo, del profitto, dell’omologazione. E noi siamo qui a dire qualcosa che non è nella logica del mondo, ma è contro il mondo, contro la tradizione, contro le mentalità radicate, contro una religiosità pagana che ci circonda. Chi confida nell’amore di Dio non ha paura né di queste cose né di offese ed atti ancora più gravi perché è nella speranza, anzi nella certezza che il tempo di Dio verrà e sa che l’amore non può che sopraffare l’odio e gli steccati che gli esseri umani si costruiscono.

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Una nuova umanità

Predicazione del Culto di Pasqua 2014 tenuta nella Chiesa battista Via Jacopino a Milano

pasqua-di-risurrezione-2012-gesùSe abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri  fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così  anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza.  Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a
colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.
1 Corinzi 15,19-28

Qualche giorno fa, sulla metropolitana, mi sono imbattuto in un gruppetto di persone, prevalentemente donne, che discutevano di temi religiosi. La conversazione, visto il periodo dell’anno, è subito caduto sulla Resurrezione. Una Resurrezione a cui si crede “come metafora dell’essere vicini al messaggio di Cristo” e a cui si stenta a credere veramente. Una signora, molto  osservante, ha fatto notare che se anche “Gesù non è risorto io seguo i suoi insegnamenti etici, e questo basta”.
Cari fratelli e care sorelle,
davvero basta per la nostra fede cercare solo seguire un qualche insegnamento etico di un rabbi ebreo itinerante del I secolo d.C. che fu processato dalle autorità romane su istigazione di quelle giudaiche come sovvertitore dell’ordine sociale e politico, che poteva apparire come un profeta che assemblava un collage di sentenze della Bibbia ebraica con una personale interpretazione, magari influenzata dalla setta essena? Il quale morì disperato e solo invocando il suo Dio? Cosa distinguerebbe questo predicatore ebreo di duemila anni fa da
un qualunque pensatore umano come Buddha, Confucio, Platone, Aristotele o Sartre?

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Creato e vegetarismo tra Bibbia, teologia e storia

Venerdì 29 novembre prossimo alle ore 21.00, presso il Centro comunitario valdese di Via Manzoni n.21 a Firenze, avrà luogo il secondo incontro del ciclo intitolato “Tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla Parola di Dio e dalla preghiera (1 Tm 4,4-5)” organizzato dall’Associazione cristiana “Fiumi d’acqua viva – Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato“. La serata vedrà una relazione su “Creato e vegetarismo tra Bibbia, teologia e storia” da parte di Andrea Panerini, storico e laurando in teologia alla Facoltà valdese di Teologia di Roma in vista del ministero pastorale. A seguire un’ampia discussione comunitaria con tutti gli intervenuti. “Dopo il successo del primo incontro siamo contenti di ospitare Andrea – dice Marta Torcini, Presidente di “Fiumi d’acqua viva” – nostro ex presidente e sempre presente nella nostra vita sociale, che ci offrirà un inquadramento storico e biblico alla tematica di quest’anno che concerne il nostro rapporto con il Creato e soprattutto con gli animali. La nostra Associazione si sta dispiegando su molti fronti – culturale, sociale, formativo – ed è a tutti gli effetti una comunità cristiana ecumenica formata da cristiani (ma anche da atei e diversamente credenti) che, senza rinnegare la propria storia e le proprie denominazioni d’origine, vogliono stare insieme per la riflessione, la predicazione, l’opera sociale. Nel mese di dicembre ci dispiegheremo in iniziative di presenza nella città di Firenze e in altre località della toscana”.
Per informazioni: www.fiumidacquaviva.orgfiumidacquaviva@gmail.com – 329.3276430 (Marta) – 340.6628249 (Elisa)

“Chi ama Dio ami anche suo fratello”

Predicazione tenuta il 14 luglio a Vicenza

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi. Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito. E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore. Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.
Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.

1 Giovanni 4,7-21

La scorsa estate, a San Vincenzo, in provincia di Livorno, in Toscana. Ha lottato con tutte le sue forze contro il mare che voleva portargli via i suoi tre figli. Li ha strappati da quelle onde violente, che rischiavano di sommergerli, trascinandoli in un inferno d’acqua senza possibilità di ritorno. Ma quella battaglia combattuta con incredibile coraggio lo ha stremato: così un padre di 42 anni è morto, annegato. La vittima si chiamava Samuel Rubin ed era un allevatore svizzero ed era arrivato qualche giorno prima in Toscana per trascorrere una breve vacanza, insieme alla sua famiglia: la moglie e cinque figli, di età compresa tra i tre e i quattordici anni. Pochi minuti di divertimento e si sono trovati subito in difficoltà. Il mare era molto agitato e i piccoli hanno cominciato ad annaspare, chiedendo aiuto. Probabilmente la corrente aveva scavato delle buche che hanno reso insidioso anche il fondale a pochi metri dalla riva. Il padre ha compreso subito la portata del pericolo e non ha avuto un attimo di esitazione. Si è tuffato in acqua e ha cominciato a nuotare, senza risparmiarsi. Li ha messi in salvo tutti e tre, facendo la spola tra la spiaggia, dove la moglie lo aspettava, insieme ai figli più piccoli, e quel mare che, a un tratto, aveva cambiato aspetto, rivelando un volto estremamente minaccioso. E quando ormai sembrava riuscito nell’impresa, le forze lo hanno improvvisamente abbandonato e non è riuscito più a tornare indietro.
Cari fratelli, care sorelle,
cosa significare “amare”? Il racconto del padre che salva i propri figli offrendo la propria vita per la loro è sicuramente un racconto di amore che tuttavia ci può disorientare ed esula dalla comune visione romantica, ottocentesca, di amore. Dal comune sentire di vari sanvalentini, baciperugina, cuoricini e da tutta la retorica commerciale che ogni anno dobbiamo sopportare sull’amore o meglio sullo pseudo-amore che va tanto di moda oggi. In questa visione il padre che salva i propri figli che rischiano di annegare è una visione di eroismo, di santità straordinaria, non di amore alla portata di tutti. E invece no: è quello il vero amore di ogni giorno, è quello l’amore di cui ci parla oggi la Parola di Dio.

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E Dio si riposò il settimo giorno

Sermone tenuto il 21 aprile 2013 su Genesi 1,1 – 2,4a nella Chiesa anglicana S. Mark di Firenze per il culto veterocattolico

Cari fratelli, care sorelle,
quante volte abbiamo letto e ci siamo soffermati su questo testo! E tuttavia quante volte non siamo andati oltre alle lettura di quello che, per la nostra sensibilità di smaliziati moderni, non è altro che un racconto mitologico. Eppure, se la forma è quella di un mito delle origini, questa Parola che il Signore oggi ci rivolge ci deve far andare oltre alle nostre diffidenze scientifiche: la Bibbia non è un trattato di biologia, né di geologia e tanto meno di evoluzione delle specie. Dio crea, crea il mondo, il mondo su cui oggi noi camminiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e tutto ciò che ci circonda che non sia manufatto dell’uomo. Dio ha creato il mondo, e non importa la mediazione del genere letterario in cui questo messaggio è stato fissato, proclamato da autori di oltre venticinque secoli fa.
Dio vide che questo era buono. Il mondo uscito dal Creatore è un mondo del tutto perfetto, fuoriuscito dalle acque come la terra fertile dopo le esondazioni primaverili in Mesopotamia, in cui ogni cosa è “buona” e “bella”. Nessuna negazione, è presente nel racconto. Tutto è positivo e in armonia: non c’è posto per il male o per il dolore, non ancora. Al di là di quanto di negativo o di sventura possa capitare – lo stesso esilio a Babilonia – dunque al fondo di tutte le cose sempre riposano la bontà e la bellezza di quanto uscito dal cuore del Dio creatore.
E’ quindi una profanità “buona” quella che emerge da queste pagine bibliche: il Creato è chiaramente altro rispetto al Signore, ma questa alterità è positiva e voluta da Lui. Nella struttura dei mari e delle terre, nelle specie vegetali e animali, nell’essere umano in sé, nella sua sessualità, nel suo esistere, non c’è nulla di negativo. E in questo senso Dio qui benedice il mondo proprio in tutta la sua “profanità” che non va clericalmente associata alla perdizione, al demonio o ad un allontanamento da Dio. E’ Lui stesso che vuole questo mondo profano, il che non esclude la Sua presenza ma non dà nemmeno all’umanità l’alibi fatalista di un mondo che è gestito da forze incontrollabili, divine, diaboliche o di altro tipo. E’ per questo che il più perfetto inno di lode a Dio per la Sua creazione è proprio l’impegno, fatto in tutta coscienza, nella profanità della vita, fuori dalle nostre chiese che troppo spesso finiscono per essere l’estremo rifugio di una minoranza impaurita e ostile ad ogni cambiamento. E’ nel lavoro secolare, nella scuola, nell’università, nella politica, nella passione civile e sociale, nelle relazioni con l’altro/a  che si esplica la benedizione al mondo “profano” che Dio crea e vide che questo era buono. Tutto questo crea uno spazio di libertà dell’uomo e della donna che non è arbitrario e che, allo stesso tempo, non è tanto un prolungamento della creazione originaria divina in quanto tale ma una estensione della stessa benedizione che Dio dà agli esseri umani in quanto l’operare di Dio non è, evidentemente, nemmeno comparabile all’operare dell’uomo.
Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

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“La luce splende nelle tenebre”

Sermone pronunciato da Andrea Panerini il 25 dicembre 2012 nella Chiesa valdese di Forano

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Giovanni 1,1-5

Simone ha 38 anni. Era un ragazzo pieno di vita, cresciuto in oratorio salesiano, giocava a calcio anche con discreta fortuna in categorie professionistiche, poi – dopo il ritiro –  aveva cominciato a lavorare onestamente e con soddisfazione. Donnaiolo, aveva messo la testa a posto fidanzandosi con una bella ragazza con cui sognava matrimonio e figli. Due anni fa è dimagrito in poche settimane di quasi venti chili ed è stato molto male. Lo hanno ricoverato in ospedale, la situazione eramolto grave: Aids conclamato. Lo salvano per un pelo, grazie alle medicine di nuova generazione, ora sta un po’ meglio ma il mondo gli è crollato addosso. Non sa come può aver contratto il terribile virus, forse una scappatella giovanile ed è poi rimasto silenzioso per almeno dieci anni, non sa più come andare avanti con la propria fidanzata che è rimasta immune dal contagio, non sa come placare il senso di colpa. Come un lebbroso cerca in Gesù non solo l’impossibile guarigione fisica ma soprattutto la speranza nel futuro e nell’abbraccio paterno di Dio.

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“Io non sono il Cristo”

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Predicazione pronunciata da Andrea Panerini il 23 dicembre 2012 nella Chiesa metodista di Terni

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?» Egli confessò e non negò; confessò dicendo: «Io non sono il Cristo». Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?» Egli rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?» Egli rispose: «No». Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?» Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: “Raddrizzate la via del Signore”, come ha detto il profeta Isaia». Quelli che erano stati mandati da lui erano del gruppo dei farisei; e gli domandarono: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?» Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo in acqua; tra di voi è presente uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari!» Queste cose avvennero in Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Giovanni 1,19-28

Cari fratelli e care sorelle,
siamo alla quarta domenica d’Avvento e credo che molti di voi si aspetterebbero di sentir parlare di Gesù, di Maria, dell’attesa del Natale. Non certo di Giovanni il Battista adulto che si scontra con le autorità ebraiche del suo tempo e si deve difendere!
Perché allora il lezionario ci propone oggi questo brano del Vangelo di Giovanni? Un testo che sembra fuori dal contesto storico e cronologico del Natale che ci apprestiamo a celebrare tra pochi giorni. Forse questa domanda scaturisce dal poco pensare a che cosa è realmente il tempo d’Avvento. L’Avvento è sempre stato, nella storia della Chiesa, un tempo forte di preghiera, meditazione, penitenza, al pari della Quaresima. Un tempo in cui si aspetta il Salvatore che è venuto e deve tornare per la salvezza di tutti noi, un tempo escatologico, in cui si parla delle cose ultime, di quando Cristo tornerà. La vicinanza della fine dell’anno civile con l’Avvento e le festività natalizie ben testimonia questo: ogni Natale noi non vogliamo rievocare solo l’evento storico della venuta di Cristo, come in questo testo non vogliamo solo vedere la testimonianza di Giovanni in quel tempo, ma vogliamo parlare di Cristo che tornerà, di un tempo che finisce perché un altro tempo sta per cominciare.
Questa è la testimonianza di Giovanni. Testimonianza. In greco μαρτυρία: essere testimoni vuol dire essere martiri e in questa etimologia si ritrova la forza dell’espressione. Non una professione di fede fatta stancamente, come una routine, ma un impegno vivo e operante di messa in gioco delle nostre vite, di pagare anche un prezzo per le nostre convinzioni, di servire Dio testimoniando il suo Figlio. Non sempre è necessario immolarsi fino alle estreme conseguenze anche se questo è successo a molti cristiani in Europa quasi settant’anni fa, anche se questo succede ogni giorno in molte parti del mondo in cui i cristiani sono uccisi, perseguitati, imprigionati. Testimoniare significa anche assumersi delle responsabilità, testimoniare significa fare e non solo dire, ascoltare e non solo parlare, abbracciare e non solo giudicare.

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“La figura di questo mondo passa”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 21 ottobre 2012 nella Chiesa metodista di Roma*

Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa.

1 Corinzi 7,29-31

La vita felice è questo, io credo: / ricchezze acquisite senza alcun dolore / il terreno fertile, la mente serena / un amico leale, né odio né guerre / né obblighi da regole o governi / senza malanni, una vita salutare / la saggezza e la semplicità / e la notte priva di pensieri.  
Cari fratelli, care sorelle,
quello che vi ho appena letto è un epigramma del poeta latino Marco Valerio Marziale. La mente serena, la notte priva di pensieri, chi tra di noi non condivide queste aspirazioni? Chi non vorrebbe una nuova età dell’oro, un mondo dove poter stare tutti bene materialmente, in amicizia, senza odio, senza guerre, senza preoccupazioni, senza obblighi? L’uomo, fin dall’antichità, ha rincorso questo sogno, con la filosofia, con le varie religioni, con le ideologie, con il capitalismo e il marxismo che, da opposte direzioni, convergono nel considerare l’economia più importante dell’essere umano: molti di questi, non tutti, sono nobili ideali, non di rado però hanno portato a sistemi crudeli e totalitari. Non di raro hanno scatenato egoismo e sopraffazione segno del peccato di cui è marchiato l’uomo e di cui non riesce a liberarsi.
La prospettiva in Cristo va oltre a queste aspirazioni terrene. In un certo senso va contro questi desideri. Il tempo è ormai abbreviato. Il tempo è breve, è limitato, è in via di esaurimento, è ormai abbreviato: l’apostolo Paolo pensa, non credo ci possano essere dubbi, all’ultimo dei giorni, alla fine del mondo e allora ci possiamo chiedere se questo brano possa ritenersi ancora valido se questa fine del mondo si aspetta da ormai quasi duemila anni.

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Cristo è risorto ma non è ancora tornato

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 15 aprile 2012 nella Chiesa metodista di Roma

Siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.

Colossesi 2,12-15

Cari fratelli e care sorelle,
Cristo è risorto ma non è ancora tornato. Nemmeno quest’anno, nemmeno questa Pasqua Cristo è tornato: è risorto, è sempre con noi ma non è ancora tornato. Sembra un’affermazione scontata: se anche questo culto riesce a tenersi è perché il Signore non è ancora tornato, se fosse tornato non ci sarebbe più bisogno né di chiesa né di culto: “Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,3-4). Noi possiamo solo dire “non ancora” è tornato, ma tornerà: se non abbiamo fede in questo tutto è vano, inutile, superfluo. C’è però un “già ora”. Il “già ora” è l’ora della Chiesa pellegrina, in cammino in un mondo ostile e pagano oppure soggiogata dalle potenze demoniache del mondo stesso, è il “già ora” che deve essere contro i principati e le potenze, il “già ora” della nostra incredulità e indifferenza che non ci impedisce di avere speranza nella nostra redenzione.

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Il servizio fino al dono della propria vita

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 25 marzo 2012 nella Chiesa metodista di Vicenza

Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: «Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che volete che io faccia per voi?» Essi gli dissero: «Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria». Ma Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». E Gesù disse loro: «Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato». I dieci, udito ciò, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che quelli che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

Marco 10,35-45

Cari fratelli e care sorelle,
vi è mai capitato di desiderare qualcosa con tutte le vostre forze pur sapendo che è un desiderio assurdo, sconveniente, grottesco? Vi è capitato di fare domande di cui – tutti tranne voi – ci si è subito accorti della loro inopportunità? Ecco, è quello che in questo brano accade a Giacomo e Giovanni, i due figli di Zebedeo diventati apostoli. Come bambini che puntano i piedi per un dolce, pur sapendo che gli provoca una indigestione, essi non capiscono i veri valori che sono dietro alla predicazione di Gesù.
Che volete che io faccia per voi? I discepoli sono in cammino verso Gerusalemme al seguito di Gesù. Dal gruppo, la cui consistenza numerica non viene precisata, Gesù separa i Dodici per enunciare loro la Passione (10,32-34). In questo modo sono ancora accanto a Lui quando dal loro gruppo si staccano Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo che si avvicinano a Gesù e, come una sola persona, gli rivolgono la loro richiesta. Nella sua risposta (v. 38) Gesù comincia col dire ai due fratelli che essi hanno parlato sconsideratamente il che permette di riconoscere qui un tema caro a Marco: i figli di Zebedeo non sono più svegli degli altri discepoli, poiché non hanno compreso la reale portata della loro richiesta.

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