“Non rendete a nessuno male per male”

Predicazione tenuta il 13 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

pace17 Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Romani 12,17-21

Cari fratelli e care sorelle,
in questo brano viene esposto il dovere più difficile della carità cristiana: quello che riguarda i nemici, siano essi cristiani o non cristiani. Non rendete a nessuno male per male. Già nel v. 14 (Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite…), Paolo ha fatto cenno dei persecutori; ma quelli possono non essere nemici personali. Qui viene alla condotta da tenere verso i nemici personali. Il dovere ha due gradi cioè in primo luogo non render male per male e poi rendere anzi bene per male, ch’è il maggior trionfo dell’amore cristiano. Anziché pensare a ricambiare il male col male, il cristiano deve preoccuparsi delle cose  che vanno alla pace, tenendo al cospetto di tutti gli uomini una condotta irreprensibile e pacifica, che riproduca l’esempio del Maestro. Così non darà, per colpa sua, occasione ad inimicizia e ad offese. Non sarà sempre possibile, poiché non potrà impedire che l’altro gli sia nemico, ma, dice l’Apostolo, se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. I discepoli di Gesù, noi che siamo radunati in questa Chiesa per ascoltare la Parola, non devono dare occasione a rotture, né invelenirle se avvengono, ma adoperarsi ad evitarle ed a sanarle: poiché sono chiamati ad essere «figli di pace» e «facitori di pace» come è scritto in Matteo 5,9: Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Se non dipende da noi il condurre il prossimo a disposizioni pacifiche verso di noi ma dalla Grazia divina che provoca il ravvedimento in noi e nell’altro, dipende da noi invocare Dio che ci dia sempre la disposizione di sapere in ognimomento fare la pace. Ed è per questo che Gesù ci esorta dicendo: se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra (Matteo 5,39) perché la nostra vanità e amor proprio sia umiliato a favore della pace e della concordia. Ed è una Parola che non si lascia addomesticare dai nostri tentativi di addomesticarla e di relativizzarla, poiché come discepoli dell’unico Maestro è nostro obbligo seguirlo e cercare di imitarli, pur immersi nel nostro peccato.

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Lettera a “Fiumi d’acqua viva” per la cena del 31 marzo scorso a Firenze

Roma, 31 marzo 2011

Cari fratelli e care sorelle che partecipate alla cena di “Fiumi d’acqua viva”,
pace a Voi nel nome del Signore Gesù Cristo, fonte di ogni speranza e benedizione.
Mi dolgo di non poter essere presente in mezzo a Voi per questa occasione di incontro, di riflessione e di preghiera ma impegni sia alla Facoltà valdese di Teologia che personali hanno reso impossibile la mia presenza stasera a Firenze, città che è e rimarrà sempre nel mio cuore, come i Vostri volti e le Vostre storie. Pur non avendo più modo di partecipare attivamente alle attività sociali, perlomeno in Toscana, rimango legato da profondi legami con l’Associazione “Fiumi d’acqua viva” che ho avuto l’onore di presiedere in passato e con molte persone che si adoperano attivamente tuttora per il conseguimento delle finalità sociali.
Stasera il filo conduttore per la Vostra discussione sarà il libro di Ester: un libro strano ed eccentrico  nell’ambito del canone biblico e dalla intricata storia redazionale. La figura della regina Ester è una delle più belle figure femminili che si possano trovare in tutto l’Antico Testamento, esempio di forza e grazia riesce a salvare il suo popolo non essendo esente tuttavia da esitazioni e paure, tipiche di ogni essere umano. La storia del rapporto tra Aman e Mardocheo è emblematica, nella sua comicità che sfiora il grottesco, per sottolineare da un lato l’arroganza e la disobbedienza del potere umano nei confronti di Dio e dall’altro per ricordare a tutti noi che gli onori e le soddisfazioni terrene sono instabili e inaffidabili, sono “vanità, è un correre dietro al vento.” (Ecclesiaste 1,14)
Vi saluto, oltre che invocando su di Voi, sulle Vostre famiglie, sui Vostri affetti la benedizione dell’Eterno, ripetendovi l’esortazione dell’apostolo Paolo nella prima epistola ai Tessalonicesi: “Siate sempre gioiosi; non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.” (5,16-18)

Vostro
Andrea Panerini