“Anche Cristo vi ha accolti”

Predicazione tenuta il 16 maggio 2014 a Bergamo in occasione della Veglia contro l’omofobia

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù,  affinché di un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Romani 15,5-7

Cari fratelli e care sorelle,
stasera non siamo qui per un’abitudine o per far vedere quanto siamo “politicamente corretti”. Stasera siamo qui per predicare l’Evangelo a questa città. Non siamo qui stasera per fare dell’ideologia, ma per porci in ascolto della Parola di Dio. Non siamo qui stasera solo per piangere ma per ricordare chi ha sofferto perché diverso dagli altri, diverso da una presunta normale, chi ha sofferto per testimoniare Cristo e il suo amore e nel tempo stesso per gioire per il messaggio che l’Evangelo ci dà, un messaggio di accoglienza, speranza e amore per tutti e tutte.
«Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà» scriveva dal carcere Dietrich Bonhoeffer poco prima di essere giustiziato dai nazisti. Gli stessi nazisti – o persone che si presumono tali – che qui a Bergamo e a Roma hanno offeso e imbrattato le nostre chiese, schernito gli omosessuali e i transessuali, volendo metterci paura, volendo intimidirci, farci desistere da questa nostra testimonianza. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi. (Mt 5,11-12) ha detto Gesù, il cammino per seguire le sue orme non è un letto di soffici piume ma è l’arduo sentiero della coerenza e della dignità di ogni singolo essere umano in un mondo che disprezza, discrimina, sfrutta e che adora solo il vitello d’oro, l’idolo del successo, del profitto, dell’omologazione. E noi siamo qui a dire qualcosa che non è nella logica del mondo, ma è contro il mondo, contro la tradizione, contro le mentalità radicate, contro una religiosità pagana che ci circonda. Chi confida nell’amore di Dio non ha paura né di queste cose né di offese ed atti ancora più gravi perché è nella speranza, anzi nella certezza che il tempo di Dio verrà e sa che l’amore non può che sopraffare l’odio e gli steccati che gli esseri umani si costruiscono.

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“I giovani si affaticano e si stancano”

Predicazione tenuta il 27 aprile nella Chiesa valdese di Milano

Levate gli occhi in alto e guardate:
Chi ha creato queste cose?
Egli le fa uscire e conta il loro esercito,
le chiama tutte per nome;
per la grandezza del suo potere
e per la potenza della sua forza,
non ne manca una.
Perché dici tu, Giacobbe,
e perché parli così, Israele:
«La mia via è occulta al SIGNORE
e al mio diritto non bada il mio Dio?»
Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?
Il SIGNORE è Dio eterno,
il creatore degli estremi confini della terra;
egli non si affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e accresce il vigore a colui che è spossato.
I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;
ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano.

Isaia 40,26-31

Eccoci qua, fratelli e sorelle, eccoci qui domenica mattina, la prima domenica dopo Pasqua e siamo già stanchi. Voi non lo siete? Io lo sono. In quello che dovrebbe essere il primo giorno della settimana si accumula la stanchezza di tutta una settimana con le sue preoccupazioni, le sue angosce, i suoi affanni, i dolori, il correre sempre da una parte all’altra della città, e la spesa, e i bambini (per chi li ha), e la scuola, il lavoro, gli amici, la chiesa, le associazioni, i concerti, il culto della FGEI la prossima domenica, la settimana di evangelizzazione, i convegni, il medico, il dentista, gli articoli, i verbali delle assemblee, i bilanci, le riunioni, lo sport… Arriviamo a questo momento di lode e ascolto della Parola molto stressati e per nulla ben disposti a ricominciare, rigenerati dalla preghiera, la nuova settimana.
In una città come Milano, abituata a correre, alla produttività a tutti i costi, dove non bisogna mai apparire fannullone e quindi mai avere un momento per sé e per Dio siamo sempre stanchi e stressati. Quando sentiamo di avere tempo libero per noi o per la famiglia sentiamo la necessità di prenderci altri impegni per non avere il senso di colpa di colui o colei che poltroneggia. E in questo c’è molta etica protestante ma anche molto senso di superiorità sugli altri e, soprattutto, molta fiducia in ciò che l’uomo può costruire. Come se noi potessimo controllare e tenere sott’occhio tutto quello che ci circonda. E in tutta questa prospettiva guardo ai ponti festivi di questo periodo e mi domando sgomento: cosa farò, cosa faremo in queste feste? Molti dormiranno non potendolo fare in altri periodi, invece di stare con le persone amate e in attività di cura verso se stessi. Altri correranno impazziti da un posto all’altro cercando di vedere più cose possibili e di fare tanto per restare, alla fine, con un pugno di mosche in mano.

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