Una nuova umanità

Predicazione del Culto di Pasqua 2014 tenuta nella Chiesa battista Via Jacopino a Milano

pasqua-di-risurrezione-2012-gesùSe abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri  fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così  anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza.  Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a
colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.
1 Corinzi 15,19-28

Qualche giorno fa, sulla metropolitana, mi sono imbattuto in un gruppetto di persone, prevalentemente donne, che discutevano di temi religiosi. La conversazione, visto il periodo dell’anno, è subito caduto sulla Resurrezione. Una Resurrezione a cui si crede “come metafora dell’essere vicini al messaggio di Cristo” e a cui si stenta a credere veramente. Una signora, molto  osservante, ha fatto notare che se anche “Gesù non è risorto io seguo i suoi insegnamenti etici, e questo basta”.
Cari fratelli e care sorelle,
davvero basta per la nostra fede cercare solo seguire un qualche insegnamento etico di un rabbi ebreo itinerante del I secolo d.C. che fu processato dalle autorità romane su istigazione di quelle giudaiche come sovvertitore dell’ordine sociale e politico, che poteva apparire come un profeta che assemblava un collage di sentenze della Bibbia ebraica con una personale interpretazione, magari influenzata dalla setta essena? Il quale morì disperato e solo invocando il suo Dio? Cosa distinguerebbe questo predicatore ebreo di duemila anni fa da
un qualunque pensatore umano come Buddha, Confucio, Platone, Aristotele o Sartre?

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La vittoria di Cristo e i nostri desideri

Gioisca la Chiesa, splendente nella gloria del suo Signore. Queste parole dell’exultet, l’antichissimo canto che annuncia la Resurrezione del Cristo nella Veglia di Pasqua in quasi tutte le chiese cristiane, testimoniano il grido di gioia che dovrebbe pervadere la nostra comunità. Eppure Cristo è risorto ma non è ancora tornato. Nemmeno quest’anno, nemmeno questa Pasqua Cristo è tornato: è Risorto, è sempre con noi ma non è ancora tornato. Sembra un’affermazione scontata: se anche questo numero dell’Araldo riescead andare in stampa è perché il Signore non è ancora tornato, se fosse tornato non ci sarebbe più bisogno né di chiesa, né di culto,né di una circolare: “Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,3-4).
E noi che siamo ancora nel tempo di mezzo anche quest’anno celebriamo la Pasqua. Con quale spirito? “La Pasqua non è una rappresentazione della vittoria della nostra vita, delle nostre aspirazioni” dice
Karl Barth, ma è la rappresentazione tangibile e reale della vittoria di Cristo e delle aspirazioni che Dio ha per l’umanità. Spesso ci lamentiamo della distanza tra noi e Dio e delsuo silenzio, del fatto che non risponde positivamente alle nostre richieste, che noi riteniamo essenziali, assolute, ragionevoli che siano per noi, per i nostricari o per la nostra Chiesa. Ma, come scrive Dietrich Bonhoeffer dal carcere,“Dio non esaudisce tutti i nostri desideri, ma realizza le sue promesse”.
La promessa di Dio si è realizzata in Gesù: la promessa della nostra salvezza immeritata, la promessa
che Dio non ci abbandona e ci ama proprio nel momento in cui lo meritiamo di meno, la promessa
di abitare con noi nella nuova Gerusalemme dove non ci sarà più la morte e la promessa che ogni steccato, discriminazione e distinzione che gli esseri umani si sono dati saranno superati dall’amore di Dio per ogni
sua creatura e per il suo Creato. Quindi in mezzo alle difficoltà della nostra vita, ai dolori, alla malattia, abbia una concreta speranza nella certezza che il nostro Dio è un Dio fedele, che si ricorda di ognuno ed ognuna di noi,che ci parla e non ci abbandona, se noi sappiamo metterci in ascolto della sua Parola e del suo Spirito.“Anche la nostra generazione è avida di miracoli, nella misura, direi, in cui scarseggia la sua fede” diceva, pochi giorni prima di morire, nella Domenicadelle Palme del 1970, il pastore Alberto Ricca, padre del teologo Paolo. E quel che valeva quarantaquattro anni fa a maggior ragione vale oggi, in que-
sta società dell’immagine estrema e della comunicazione iper-veloce, di internet, degli
smartphone e dei tablet, una società in cui si santifica un manager milionario come Steve Jobs e
ci si dimentica di Albert Schweitzer e di tanti altri silenziosi credenti che hanno testimoniato la fede
e aiutato gli altri, un paese dove campeggiano statue giganti di padre Pio e non si sanno più i fondamenti del cristianesimo.
Facciamo, quindi, in modo, che questa Pasqua sia un momento di preghiera, di riflessione, di condivisione e di vera gioia e non la solita fiera del consumo, dello spreco e delle convenzioni sociali.
Che sia una festa in cui stare meglio con se stessi, con Dio e con gli altri.
Andrea Panerini
da L’Araldo, circolare della Chiesa valdese di Milano, anno 90, numero 7, aprile 2014