L’Italia è davvero cristiana?

Una società carente di senso comunitario e di giustizia

recensione di Ada Prisco su “Riforma”, n.16, 26 aprile 2013, pag. 6

Fin dal titolo interlocutorio, il libro invita al confronto e alla condivisione, suggerendo sottotraccia che su temi familiari a tutti noi manca uno spazio comune di approfondimento sereno per valutare quanto l’Italia dimostri di aver davvero assorbito il cristianesimo in profondità. Il libro prende in considerazione, ad esempio, la corruzione dilagante, il rispetto della laicità, del pluralismo, dei diritti civili, l’attribuzione di confini alla genitorialità e di orientamento sessuale all’affettività.
Ingiustizia, guerra, distruzione del creato, etica pubblica sono i temi che danno titolo ai capitoli. Il senso comune, la condivisione reale di questi fondamenti, appare il punto debole trasversale, dà segni di malessere, fino a far apparire la cura della polis come una tela antica che si va sfrangiando, cui nessuno bada più, preso dall’interesse per il proprio recinto. I presupposti di questa debolezza, che rischia di diventare costituzionale per la nostra società, minacciano di penetrare sempre di più i suoi tessuti connettivi  intossicandoli del tutto.
Scrive Panerini (p. 15): “… in Italia vi è una tenace e particolare refrattarietà ad auto-comprendersi come parte di una comunità”. E la società carente di senso comunitario non è forse più simile a una giungla, dove si lotta per sopravvivere e non per costruire insieme un futuro migliore? E quanto è debole una società che ignora le fragilità (disabilità, malattia, povertà, emarginazione, analfabetismo, disoccupazione ecc.)? Se è vero che la nostra mentalità tende a ritagliarsi uno spazio a forma del proprio orticello, è vero anche che non siamo mai abbastanza preparati a premiare il merito e a rispettare la persona, chiunque ella sia, nel pieno del suo vigore o al termine dei suoi giorni. La ‘politica’ di sola facciata, se vogliamo rispettare il senso autentico della parola, è molto sollecita nell’allearsi strumentalmente con altri poteri, fra cui quello religioso, e con una lettura ipocrita della morale cristiana.
Uno stato di malessere perpetrato inevitabilmente ai danni di chi è più debole non può essere in linea con la volontà di Dio, con il modello della persona di Gesù Cristo, che afferma di essere venuto perché abbiano la vita, una vita vera e completa (Gv 10,10).
E’ emblematico il caso di Eluana Englaro, cui l’Autore dedica un certo spazio (p. 20). Laddove il silenzio sarebbe stata forse la parola più opportuna a manifestare rispetto, troppi hanno ceduto alla tentazione di ergersi a paladini di una presunta morale cattolica, senza nemmeno conoscerne le fonti (si pensi a quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dell’ accanimento terapeutico al n. 2278). Allora è lecito dedurre che in una società-giungla anche le religioni, asservite da alcuni a scopi particolari, rischiano di trasformarsi da vomeri in spade, alienandosi, con la stessa facilità con cui operazioni di guerra vengono giustificate con discorsi che sbandierano la pace come slogan. E persino le parole si congedano così dal loro significato, mettendoci tutti a rischio di vivere nella dimensione della menzogna.

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E Dio si riposò il settimo giorno

Sermone tenuto il 21 aprile 2013 su Genesi 1,1 – 2,4a nella Chiesa anglicana S. Mark di Firenze per il culto veterocattolico

Cari fratelli, care sorelle,
quante volte abbiamo letto e ci siamo soffermati su questo testo! E tuttavia quante volte non siamo andati oltre alle lettura di quello che, per la nostra sensibilità di smaliziati moderni, non è altro che un racconto mitologico. Eppure, se la forma è quella di un mito delle origini, questa Parola che il Signore oggi ci rivolge ci deve far andare oltre alle nostre diffidenze scientifiche: la Bibbia non è un trattato di biologia, né di geologia e tanto meno di evoluzione delle specie. Dio crea, crea il mondo, il mondo su cui oggi noi camminiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e tutto ciò che ci circonda che non sia manufatto dell’uomo. Dio ha creato il mondo, e non importa la mediazione del genere letterario in cui questo messaggio è stato fissato, proclamato da autori di oltre venticinque secoli fa.
Dio vide che questo era buono. Il mondo uscito dal Creatore è un mondo del tutto perfetto, fuoriuscito dalle acque come la terra fertile dopo le esondazioni primaverili in Mesopotamia, in cui ogni cosa è “buona” e “bella”. Nessuna negazione, è presente nel racconto. Tutto è positivo e in armonia: non c’è posto per il male o per il dolore, non ancora. Al di là di quanto di negativo o di sventura possa capitare – lo stesso esilio a Babilonia – dunque al fondo di tutte le cose sempre riposano la bontà e la bellezza di quanto uscito dal cuore del Dio creatore.
E’ quindi una profanità “buona” quella che emerge da queste pagine bibliche: il Creato è chiaramente altro rispetto al Signore, ma questa alterità è positiva e voluta da Lui. Nella struttura dei mari e delle terre, nelle specie vegetali e animali, nell’essere umano in sé, nella sua sessualità, nel suo esistere, non c’è nulla di negativo. E in questo senso Dio qui benedice il mondo proprio in tutta la sua “profanità” che non va clericalmente associata alla perdizione, al demonio o ad un allontanamento da Dio. E’ Lui stesso che vuole questo mondo profano, il che non esclude la Sua presenza ma non dà nemmeno all’umanità l’alibi fatalista di un mondo che è gestito da forze incontrollabili, divine, diaboliche o di altro tipo. E’ per questo che il più perfetto inno di lode a Dio per la Sua creazione è proprio l’impegno, fatto in tutta coscienza, nella profanità della vita, fuori dalle nostre chiese che troppo spesso finiscono per essere l’estremo rifugio di una minoranza impaurita e ostile ad ogni cambiamento. E’ nel lavoro secolare, nella scuola, nell’università, nella politica, nella passione civile e sociale, nelle relazioni con l’altro/a  che si esplica la benedizione al mondo “profano” che Dio crea e vide che questo era buono. Tutto questo crea uno spazio di libertà dell’uomo e della donna che non è arbitrario e che, allo stesso tempo, non è tanto un prolungamento della creazione originaria divina in quanto tale ma una estensione della stessa benedizione che Dio dà agli esseri umani in quanto l’operare di Dio non è, evidentemente, nemmeno comparabile all’operare dell’uomo.
Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

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Il 19 aprile a Firenze presentazione dell’ultimo libro di Andrea Panerini

L’Associazione “Fiumi d’acqua viva” e il Centro culturale protestante “Pietro Martire Vermigli” organizzano a Firenze il giorno Venerdì 19 aprile 2013 alle ore 18.00 presso il Centro sociale valdese (Via A. Manzoni, 19/21) la presentazione del volume di Andrea Panerini «Italia, paese cristiano?» (La Bancarella editrice, 2012). Ne discutono con l’autore Marta Torcini, segretaria dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva” ed esperta di diritto ecclesiastico e don Andrea Bigalli, sacerdote cattolico e coordinatore toscano dell’Associazione “Libera”. Modera il professor Marco Ricca, presidente del Centro Culturale protestante “Pietro Martire Vermigli”. Al termine del dibattito seguirà un buffet. Per informazioni e per l’acquisto del libro rivolgersi all’Ass. Fiumi d’acqua viva (www.fiumidacquaviva.orgfiumidacquaviva@gmail.com – 329.3276430). Per scaricare l’invito alla presentazione clicca qui.

Informazioni sul libro
E’ uscito, per i tipi dell’editrice La Bancarella, l’ultimo libro di Andrea Panerini, Italia, paese cristiano?  L’Italia è un paese cristiano? Lo è mai stato? E’ questo l’interrogativo di fondo che Panerini si pone nella sua breve riflessione. Sotto tanta retorica si scoprono molte vergogne e molti scheletri nell’armadio nel nostro paese. Questo volume, lungi dal dare un programma politico o dal fare facile populismo, cerca di fissare i veri “punti irrinunciabili” per un cristiano che vive nel nostro paese attraverso la visione di una nazione più giusta, laica e solidale.  “Dunque, mi sembra, predichiamo l’Evangelo di Cristo, quello sì in tutta la sua radicalità e universalità, in vista non di una società migliore, ma della fede.  E “cerchiamo il bene della città” con una politica laica, faticosa, concreta, nell’agorà, nell’interlocuzione di ragioni diverse e talora opposte, che sappiano però trovare un accordo non sul Vero (nessun Vero), ma sul massimo di equità, giustizia, libertà e solidarietà possibili per tutti. Il pamphlet di Panerini con il suo radicalismo cristiano apre una discussione. A noi di proseguirla.” dice, nella sua prefazione il professor Daniele Garrone.
Un volume di importante riflessione circa le radici culturali, l’agire e le prospettive del nostro paese in un momento di cambiamento cruciale in cui l’Italia si gioca il proprio futuro. L’ingiustizia, specialmente quella sociale, la guerra e le fabbriche di morte che contraddicono il dettato della nostra costituzione, la preservazione del Creato, l’ambiente, il rispetto verso gli animali, i diritti civili, l’etica pubblica. Tutti aspetti della nostra società sui quali la riflessione di un cristiano non può che soffermarsi.

Andrea Panerini, “Italia, paese cristiano?”, Piombino, La Bancarella, 2012, pp.74, euro 9.00, ISBN 978-88-6615-049-7, pref. Daniele Garrone

Andrea Panerini (Piombino, 1983), valdese, è studioso di storia del Risorgimento e di storia dei sistemi politici e costituzionali. Laureato in storia contemporanea presso l’Università di Firenze, attualmente sta completando gli studi teologici presso la Facoltà valdese di teologia in vista del ministero pastorale. Vive a Roma ed ha ricoperto incarichi dirigenziali nei Democratici di Sinistra e nel Partito Socialista Italiano. Tra le sue recenti pubblicazioni segnaliamo “Elementi così sospetti e poco desiderabili” (La Bancarella, 2012), storia degli ebrei di Piombino e della Val di Cornia nel periodo delle leggi razziali, il volume di poesia “Litanie arabe” (La Bancarella, 2010) e la curatela dei volumi di Giuseppe Mazzini “Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, 2011) e “L’Italia, l’Austria e il Papa” (La Bancarella, 2011, seconda edizione). Sito web: http://www.andreapanerini.net

Daniele Garrone (Perosa Argentina, 1954), biblista, pastore valdese, è uno dei maggiori esperti dell’Antico Testamento in Italia. E’ professore ordinario presso la Facoltà Valdese di Teologia a Roma di cui è stato anche decano dal 2003 al 2010. Ha fatto parte del gruppo dei traduttori dell’Antico Testamento in lingua corrente interconfessionale TILC (1976-1984), curando la traduzione di 1 Re e 2 Re, del Cantico dei Cantici e la revisione di Salmi, Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Cronache ed è stato presidente della Società Biblica in italia. Tra i suoi principali ambiti di ricerca la nuova critica sul Pentateuco e il dialogo ebraico-cristiano. Si segnalano, tra le sue pubblicazioni, “Il poema biblico dell’amore tra uomo e donna. Il cantico dei cantici” (Claudiana, 2004, seconda edizione) e “Il Miserere. Salmo 51″ (Marietti, 1992). E’ stato anche consulente della Lux Vide e della RAI per il progetto cinematografico “Le storie della Bibbia”.

Antologia di saggi su Mazzini, scritto di Panerini sul Mazzini religioso

AA.VV., “Mazzini. Vita, avventure e pensiero di un italiano europeo”, cur. G. Monsagrati e A. Villari, pp. 288, ill., euro 39.00, Milano, Silvana editoriale, 2013
ISBN: 9788836624836

Doveroso omaggio al padre del pensiero repubblicano unitario dell’Ottocento italiano ed europeo, questo libro vuole riportare Mazzini prima di tutto nella quotidianità dei luoghi nei quali si è svolta la sua vita di esule. Grandi e piccole città europee che non rappresentano solo un rifugio dalle persecuzioni poliziesche, ma sono anche centri di cultura, spazi in cui coltivare amicizie, sviluppare dialoghi, tessere i fili della cospirazione; talvolta sono anche luoghi dotati di una forte carica simbolica, che conferisce forza all’ideale dell’Unità e della lotta politica. C’è un rapporto assai stretto tra questi sfondi, questi spazi fisici e le idee che in essi maturano, toccando i campi più vari del pensiero: dalla letteratura alla pittura, dalla musica alla filosofia, dalla scienza alla religione. È così che i grandi miti costruiti da Mazzini acquistano una singolare concretezza, diventano un potente stimolo per l’azione e come tali sono recepiti da migliaia dei suoi seguaci. Soprattutto, il fecondo contatto con civiltà, economie, culture diverse da quelle di provenienza libera da ogni ombra pur lieve di provincialismo tutta la sua visionaria architettura del mondo contemporaneo e della società. In questo quadro, restituito dai numerosi saggi presentati, l’Italia, prima protagonista della rivoluzione mazziniana, ha importanza per se stessa ma ancor più come cellula di un continente e di una umanità nuovi, da proiettare nel futuro, sottraendoli definitivamente all’oppressione delle artificiose costruzioni sovranazionali dell’ancien régime.

Andrea Panerini in questa antologia ha curato un saggio sulla religiosità e gli scritti religiosi di Giuseppe Mazzini.

Saggi di: Arianna Arisi Rota, Giovanni Assereto, Roberto Balzani, Arturo Colombo, Francesca Di Giuseppe, Mario Di Napoli, Michele Finelli, Pietro Finelli, Jean-Yves Frétigné, Anna Maria Isastia, Anna Maria Lazzarino Del Grosso, Sauro Mattarelli, Giuseppe Monsagrati , Andrea Panerini, Raffaella Ponte, Stefano Ragni, Roland Sarti, Elisa Signori, Anna Villari.

Il libro si può acquistare in tutte le librerie d’Italia, su IBS.it o sul sito dell’editrice.