“La figura di questo mondo passa”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 21 ottobre 2012 nella Chiesa metodista di Roma*

Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa.

1 Corinzi 7,29-31

La vita felice è questo, io credo: / ricchezze acquisite senza alcun dolore / il terreno fertile, la mente serena / un amico leale, né odio né guerre / né obblighi da regole o governi / senza malanni, una vita salutare / la saggezza e la semplicità / e la notte priva di pensieri.  
Cari fratelli, care sorelle,
quello che vi ho appena letto è un epigramma del poeta latino Marco Valerio Marziale. La mente serena, la notte priva di pensieri, chi tra di noi non condivide queste aspirazioni? Chi non vorrebbe una nuova età dell’oro, un mondo dove poter stare tutti bene materialmente, in amicizia, senza odio, senza guerre, senza preoccupazioni, senza obblighi? L’uomo, fin dall’antichità, ha rincorso questo sogno, con la filosofia, con le varie religioni, con le ideologie, con il capitalismo e il marxismo che, da opposte direzioni, convergono nel considerare l’economia più importante dell’essere umano: molti di questi, non tutti, sono nobili ideali, non di rado però hanno portato a sistemi crudeli e totalitari. Non di raro hanno scatenato egoismo e sopraffazione segno del peccato di cui è marchiato l’uomo e di cui non riesce a liberarsi.
La prospettiva in Cristo va oltre a queste aspirazioni terrene. In un certo senso va contro questi desideri. Il tempo è ormai abbreviato. Il tempo è breve, è limitato, è in via di esaurimento, è ormai abbreviato: l’apostolo Paolo pensa, non credo ci possano essere dubbi, all’ultimo dei giorni, alla fine del mondo e allora ci possiamo chiedere se questo brano possa ritenersi ancora valido se questa fine del mondo si aspetta da ormai quasi duemila anni.

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“Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino”

Sermone tenuto da Andrea Panerini a Firenze il 30 settembre 2012 per il culto veterocattolico

Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». (Matteo 4,17)
Cari fratelli, care sorelle,
che cosa significa “conversione”?
In questo versetto Gesù ci dice: “ravvedetevi” il che implica allora come oggi un mondo pieno di peccato e di ingiustizie oltre che una vita personale tutt’altro che coerente con la fede professata.
Nell’Antico Testamento il concetto di conversione è direttamente collegato al termine ebraico shûb, il dodicesimo verbo più usato nella Bibbia ebraica che significa “volgersi, tornare, ritornare”. È pure associato al verbo ebraico nâcham, che significa “dispiacersi, essere dispiaciuti”. Nel Nuovo Testamento, i due termini principali connessi a questo concetto sono ἐπιστρέφω (epistrephō) e μετανοέω (metanoeō). Quest’ultimo termine, insieme ai suoi derivati significa un rinnovamento di mente e cuore, un ravvedimento fatto di tutto cuore. Brano chiave a questo riguardo nei vangeli sinottici, è Matteo 18,3 “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (NR). Un’altra versione traduce: “…se non vi convertirete e non diventerete come i bambini…” (CEI).
A chi bisogna volgersi? Verso chi essere dispiaciuti della propria condotta? Verso chi bisogna tornare? Nell’ambito della fede ebraica e cristiana la conversione è essenzialmente conversione “a Dio”, Esemplare, a questo riguardo, è l’esortazione di Isaia 55,7: Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare. Il Signore chiama alla conversione sapendo del peccato e dell’imperfezione dell’uomo e tuttavia non si stanca di perdonare, di esortare, di sperare nell’uomo e nella donna che si convertono. L’umanità è nelle tenebre ma Gesù dice: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Giovanni 8,12). La conversione è quindi, in primo luogo, un momento di ripensamento dell’uomo su se stesso e accettazione della propria insufficienza, della propria inadeguatezza, del proprio peccato.

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