Il servizio fino al dono della propria vita

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 25 marzo 2012 nella Chiesa metodista di Vicenza

Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: «Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che volete che io faccia per voi?» Essi gli dissero: «Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria». Ma Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». E Gesù disse loro: «Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato». I dieci, udito ciò, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che quelli che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

Marco 10,35-45

Cari fratelli e care sorelle,
vi è mai capitato di desiderare qualcosa con tutte le vostre forze pur sapendo che è un desiderio assurdo, sconveniente, grottesco? Vi è capitato di fare domande di cui – tutti tranne voi – ci si è subito accorti della loro inopportunità? Ecco, è quello che in questo brano accade a Giacomo e Giovanni, i due figli di Zebedeo diventati apostoli. Come bambini che puntano i piedi per un dolce, pur sapendo che gli provoca una indigestione, essi non capiscono i veri valori che sono dietro alla predicazione di Gesù.
Che volete che io faccia per voi? I discepoli sono in cammino verso Gerusalemme al seguito di Gesù. Dal gruppo, la cui consistenza numerica non viene precisata, Gesù separa i Dodici per enunciare loro la Passione (10,32-34). In questo modo sono ancora accanto a Lui quando dal loro gruppo si staccano Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo che si avvicinano a Gesù e, come una sola persona, gli rivolgono la loro richiesta. Nella sua risposta (v. 38) Gesù comincia col dire ai due fratelli che essi hanno parlato sconsideratamente il che permette di riconoscere qui un tema caro a Marco: i figli di Zebedeo non sono più svegli degli altri discepoli, poiché non hanno compreso la reale portata della loro richiesta.

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Ravasi su “Il Sole 24 Ore” recensisce il volume di Mazzini da me curato

Divina libertà

Gianfranco Ravasi
Il Sole 24 Ore – Domenica 26/02/2012

«Colui che può negar Dio davanti a una notte stellata, davanti alla sepoltura de’ suoi più cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole… Il primo ateo fu senz’alcun dubbio un uomo che aveva celato un delitto agli altri uomini e cercava, negando Dio, di liberarsi dall’unico testimone a cui non poteva celarlo». No, non è un frammento del sermone di un predicatore ottocentesco; questa apologia così veemente di Dio è uscita dalla penna di un “laico” ad alta caratura, anticlericale, avversario del papato, critico feroce di Pio IX, anima fervente del Risorgimento. Forse lo si è capito: stiamo parlando di Giuseppe Mazzini e questa arringa pro Deo è desunta dal suo libro più noto, pervaso quasi da uno zelo profetico, Dei doveri dell’uomo (1861). Il vessillo dell’effimera Repubblica Romana (1949) di cui egli era triumviro recava il motto «Dio e il Popolo», trasformato poi nella triade «Dio, Progresso, Umanità», con la costante certezza – sorprendente in quel clima risorgimentale agnostico se non esplicitamente ateo – che «Dio esiste. Non dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’Umanità, nell’Universo che ci circonda».

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