“Con Lutero nella Roma del 1510”

Ho avuto modo di conoscere Corinna Landi in una bella giornata autunnale sulla scia del monaco Martin Lutero in visita a Roma nel 1510 come già accennato in un articolo precedente. Corinna è una storica puntuale e appassionata, ama Roma in maniera profonda, nella sua bellezza e nella miseria. Il suo volume “Con Lutero nella Roma del 1510” (Ed. Facoltà Valdese di Teologia, Roma 2010, euro 18.00) non è solo una fedele ricostruzione su ciò che sappiamo su questo viaggio del Riformatore tedesco, un pellegrinaggio spirituale che influirà moltissimo sulle vicende della Riforma, ma è soprattutto occasione per riscoprire una Roma perduta, ormai soffocata dallo smog, dal traffico ma anche dall’architettura barocca, settecentesca, ottocentesca e fascista. La Roma che vide Lutero è la Roma che stava uscendo dal medioevo e che ancora doveva pienamente ricevere Rinascimento e modernità, in cui i pontefici facevano a gara per renderla una capitale bella e vivibile. L’autrice, con l’ausilio di splendide illustrazioni, ci proietta in angoli poco conosciuti o mette in risalto dettagli interessanti di monumenti davanti a quali passiamo tutti i giorni, ma a cui non prestiamo mai la dovuta attenzione.
Il volume è molto rigoroso sul piano scientifico e bibliografico e tuttavia è di facile ed agevole lettura: è assolutamente consigliabile anche ai principianti nella materia, che ne trarranno sicuramente giovamento: si legge in una serata ed è pieno di informazioni che stimolano la sete di sapere.
Un libro da leggere se si vuole conoscere veramente Roma.

Corinna LandiCon Lutero nella Roma del 1510” Ed. Facoltà Valdese di Teologia, Roma 2010, euro 18.00

Il Dio che resuscita la Chiesa

Sono molto grato al pastore Paolo Ricca per aver dato proprio a me – assieme al sito di “Fiumi d’acqua viva”  – in anteprima assoluta il testo della sua predicazione pronunciata nel culto della Riforma registrato il 31 ottobre che verrà trasmesso in Eurovisione Domenica 7 novembre, in Italia alle ore 10 su RaiDue. (a.p.)

Paolo Ricca*

Egli mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi dicono: “Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!” Perciò, profetizza e di’ loro: Così parla il Signore, DIO: “Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele. Voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio! E metterò in voi il mio Spirito, e voi tornerete in vita» (Ezechiele 37,11-14)

Cari fratelli e sorelle che da diverse comunità di Roma e del Lazio siete convenuti in questo tempio, e voi tutti, fratelli e sorelle di vari paesi del nostro continente che con noi siete collegati e raccolti in un vasto, invisibile tempio televisivo europeo, avete sicuramente notato il grande contrasto che c’è in questi versetti tra quello che dice il popolo d’Israele esiliato a Babilonia – questo popolo siamo noi – e quello che dice Dio per mezzo del suo profeta. Il popolo dice: «Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è perita, noi siamo perduti!» (v.11), cioè siamo morti, morti dentro anche se vivi fuori, vivi in apparenza, in realtà morti. Dio invece dice: «Io aprirò i vostri sepolcri, vi trarrò fuori dalle vostre tombe, e voi tornerete in vita!» (vv. 12-12). Due discorsi diametralmente opposti, Dio dice il contrario di quello che diciamo noi, Dio ci contraddice! E meno male che ci contraddice! Meno male che pensa e dice il contrario di quello che noi pensiamo e diciamo! Meno male che i pensieri di Dio non sono come i nostri pensieri e le sue vie non sono come le nostre vie! (Isaia 55,8) Dio contraddice il nostro sconforto, non ci permette di essere demoralizzati e di piangere su noi stessi. Che Dio ci contraddica è la nostra salvezza, è la luce nella nostra notte, la forza nella nostra debolezza. Aggrappiamoci dunque saldamente alla Parola che Dio ci rivolge: «Voi tornerete in vita!» Questa è la Parola che vale, che conta e che Dio vuole incidere oggi nei nostri cuori.

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