“Il regno di Dio è in mezzo a voi”

Predicazione tenuta l’8 novembre nella Chiesa valdese di Firenze


Interrogato poi dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, (Gesù) rispose loro: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: “Eccolo qui” o “eccolo là”; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi”. Disse pure ai suoi discepoli: “Verranno giorni che desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, e non lo vedrete. E vi si dirà: “Eccolo là” o “eccolo qui”. Non andate, e non li seguite; perché com’è il lampo che balenando
risplende da una estremità all’altra del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.”

Luca 17,20-24

Cari fratelli, care sorelle,
il testo che il lezionario “Un giorno, una parola” ci propone oggi è di forte impatto escatologico: ci pone di fronte al rapporto che lega ognuno di noi a Dio nella speranza di vedere il suo regno e di conoscere quello che sarà l’ultimo dei giorni dell’era presente.
Gesù è nel pieno del suo cammino verso Gerusalemme, che lo porterà verso l’ingresso trionfale e la passione. Egli istruisce le folle al suo passaggio e compie numerosi prodigi. Nei versetti precedenti a quelli presi in considerazione, in questo stesso capitolo 17 del vangelo di Luca, il Signore guarisce dieci lebbrosi, ma solo uno torna indietro per glorificare Dio invece di raggiungere i sacerdoti, avendo così certificata la guarigione e potendo tornare alla vita civile e comunitaria.

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“Amate i vostri nemici”

Predicazione tenuta il 1° novembre 2009 nella Chiesa metodista di Firenze

“Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle. Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.”


Matteo 5,38-48

Cari fratelli e care sorelle,
il testo proposto per questa ventiduesima domenica dopo la Pentecoste è centrale nella teologia di tutte le chiese cristiane. Esso fa parte, come tutto il capitolo 5, del sermone sul monte e interpella in maniera drammatica le nostre vite con un profondo interrogativo: cosa significa essere cristiani? Gesù contesta e sovverte la pratica giuridica che aveva caratterizzato i popoli semitici fino a quel momento: la legge del taglione, che pure aveva un suo preciso valore giuridico e pedagogico – perché limitava la vendetta permettendo un castigo non superiore al danno subito – deve essere superata. La legge del taglione è una pratica che ha ampio respiro nell’Antico Testamento (Es. 21,22-26; Lev. 24,19-21; Dt. 19,21) e che, con ogni evidenza, i capi del popolo d’Israele applicavano con il massimo rigore e diventando spesso il pretesto per le più barbare ingiustizie, ma Gesù vuole sovvertire questa realtà dell’umanità imbarbarita e messa a nudo dalla propria crudeltà.

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