“La luce del mondo”

Predicazione tenuta il 2 agosto 2009 nel Tempio valdese di Firenze

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.

Matteo 5,13-16

Cari fratelli e care sorelle,
il brano che il lezionario Un giorno, una parola assegna a questa nona domenica dopo la Pentecoste è collocato tra le beatitudini e il discorso programmatico che Gesù esplicita dal versetto 17 al versetto 20 di questo stesso capitolo 5 del vangelo di Matteo (Io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento). Questi due detti di Gesù (Voi siete il sale… Voi siete la luce…) devono essere considerati come collante tra questi due passi considerati, non sempre a ragione, più importanti. Il “voi” detto con tanta enfasi si ricollega direttamente all’ultima beatitudine: Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia (5,11). In queste brevi frasi l’indicativo costituisce la base di un imperativo e le affermazioni sono categoriche, come se Gesù ci dicesse: “Si, voi siete il sale della terra e la luce del mondo, ma non per voi stessi ma per tutta l’umanità”. E’ un imperativo implicito, ma non per questo meno forte e potente. Nel testo greco il termine kosmou indica una completa universalità e non è stato scelto a caso dal redattore del vangelo, bensì con l’intento di dare un messaggio ai cristiani: non restate rintanati nelle vostre comunità, ma andate in mezzo al mondo, pur nella consapevolezza che voi non gli appartenete. Il “voi” che Gesù ci rivolge, infatti, è collettivo, non riguarda soltanto le nostre individualità. E’ un essere luce collettivamente e questa impostazione la si può cogliere meglio confrontando questi versetti con l’epistola di Paolo ai Filippesi: Figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo (2,15).

Leggi tutto