La tentazione del potere

Predicazione tenuta il 29 marzo 2009 nella Chiesa metodista di Firenze

Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: “Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Che volete che io faccia per voi?” Essi gli dissero: “Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria”. Ma Gesù disse loro: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?” Essi gli dissero: “Si, lo possiamo”. E Gesù disse loro: “Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quanto al sedere alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato”. I dieci, udito ciò, cominciarono ad indignarsi con Giacomo e Giovanni. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: “Voi sapete che quelli che son reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.”

Marco 10, 35-45

Cari fratelli e care sorelle,
il brano dell’evangelista Marco che abbiamo appena letto, si colloca perfettamente, in ordine temporale, in questa quinta domenica del tempo della passione. Il capitolo 10 nel vangelo secondo Marco, infatti, precede in ordine cronologico l’ultima settimana che Gesù trascorre a Gerusalemme. Siamo ancora nella strada che conduce alla città santa, un percorso che non è solo geografico e temporale ma anche, e soprattutto, spirituale e di meditazione. In questi versetti si annuncia per la terza volta la passione che Cristo dovrà affrontare (la prima si può leggere al capitolo 8 v. 31 e la seconda al capitolo 9 vv. 30-32 sempre in Marco).
La tentazione del potere. In questo possiamo riassumere il significato teologico di questo brano. I due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, per nulla toccati dalle parole del loro maestro circa l’  imminente passione, si fanno avanti per chiedergli i primi posti – accanto a lui – quando instaurerà il Regno. Essi pensano ad un regno fisico, alla ricostituzione di quello di Davide, nella sua gloria storica e materiale e non capiscono che il regno che Gesù offre è spirituale, immateriale e che è quello che porta a Dio. Dopo la confessione di Pietro a Cesarea e la discussione su chi tra loro fosse il primo, la rivalità tra i discepoli doveva essere aumentata. Essi, come del resto anche noi, sono in realtà distanti dai pensieri e dalle vere preoccupazioni di Gesù. Egli, rivolto ai due, chiede: “Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?”

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