Introduzione di Marta Torcini su “Italia, paese cristiano?”

Introduzione letta il 19 aprile a Firenze

martaDel livello di “cristianità” dell’Italia si sono occupati in molti e sotto molti aspetti.

Per esempio sotto l’aspetto di una fede che diventa sempre più personale fino a divenire una “religione fai da te” o religione liquida. Da qui discenderebbe da un lato una tale differenziazione sia nelle credenze che nelle pratiche da essere difficilmente controllabile dal punto di vista collettivo; dall’altro, e quasi come conseguenza, una reazione dell’autorità ecclesiastica cattolica che si esprime in una presenza pubblica diretta dei responsabili ecclesiastici di vertice sulla scena politica, come strategia alternativa per bilanciare la scomparsa di un partito cattolico (Italo De Sandre).

C’è chi si è domandato quanto gli individui, indipendentemente dalle credenze, siano pervasi da un sentimento religioso e quanti diano reale importanza ai valori dello spirito nella loro esperienza, per concludere che il sentimento religioso è diffuso ma non esente da limiti e ambivalenze, e rappresenta comunque una risorsa di senso nei momenti difficili della vita (F. Garelli, G. Guizzardi, E. Pace).

Altri hanno sottolineato la crisi della mediazione religiosa, collegata a istanze di autonomia etica e sviluppo dell’individualismo religioso, con una sorta di dissociazione fra riferimenti di fede e scelte pratiche, evidenziando le difficoltà dell’uomo contemporaneo nell’interiorizzare il messaggio religioso e raccordare i dettami del Vangelo con le aspirazioni di realizzazione terrena. Preso atto dell’eterogeneità del cattolicesimo italiano questi autori si chiedono quale possa essere il rapporto fra quanti cercano di vivere la fede e quelli che riscoprono la religione solo nei riti di passaggio e fanno notare come spesso si realizzi una “credenza senza appartenenza” che si accompagna a quello che vien chiamato “bricolage delle credenze” e alla privatizzazione della morale (Franco Garelli).

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L’Italia è davvero cristiana?

Una società carente di senso comunitario e di giustizia

recensione di Ada Prisco su “Riforma”, n.16, 26 aprile 2013, pag. 6

Fin dal titolo interlocutorio, il libro invita al confronto e alla condivisione, suggerendo sottotraccia che su temi familiari a tutti noi manca uno spazio comune di approfondimento sereno per valutare quanto l’Italia dimostri di aver davvero assorbito il cristianesimo in profondità. Il libro prende in considerazione, ad esempio, la corruzione dilagante, il rispetto della laicità, del pluralismo, dei diritti civili, l’attribuzione di confini alla genitorialità e di orientamento sessuale all’affettività.
Ingiustizia, guerra, distruzione del creato, etica pubblica sono i temi che danno titolo ai capitoli. Il senso comune, la condivisione reale di questi fondamenti, appare il punto debole trasversale, dà segni di malessere, fino a far apparire la cura della polis come una tela antica che si va sfrangiando, cui nessuno bada più, preso dall’interesse per il proprio recinto. I presupposti di questa debolezza, che rischia di diventare costituzionale per la nostra società, minacciano di penetrare sempre di più i suoi tessuti connettivi  intossicandoli del tutto.
Scrive Panerini (p. 15): “… in Italia vi è una tenace e particolare refrattarietà ad auto-comprendersi come parte di una comunità”. E la società carente di senso comunitario non è forse più simile a una giungla, dove si lotta per sopravvivere e non per costruire insieme un futuro migliore? E quanto è debole una società che ignora le fragilità (disabilità, malattia, povertà, emarginazione, analfabetismo, disoccupazione ecc.)? Se è vero che la nostra mentalità tende a ritagliarsi uno spazio a forma del proprio orticello, è vero anche che non siamo mai abbastanza preparati a premiare il merito e a rispettare la persona, chiunque ella sia, nel pieno del suo vigore o al termine dei suoi giorni. La ‘politica’ di sola facciata, se vogliamo rispettare il senso autentico della parola, è molto sollecita nell’allearsi strumentalmente con altri poteri, fra cui quello religioso, e con una lettura ipocrita della morale cristiana.
Uno stato di malessere perpetrato inevitabilmente ai danni di chi è più debole non può essere in linea con la volontà di Dio, con il modello della persona di Gesù Cristo, che afferma di essere venuto perché abbiano la vita, una vita vera e completa (Gv 10,10).
E’ emblematico il caso di Eluana Englaro, cui l’Autore dedica un certo spazio (p. 20). Laddove il silenzio sarebbe stata forse la parola più opportuna a manifestare rispetto, troppi hanno ceduto alla tentazione di ergersi a paladini di una presunta morale cattolica, senza nemmeno conoscerne le fonti (si pensi a quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dell’ accanimento terapeutico al n. 2278). Allora è lecito dedurre che in una società-giungla anche le religioni, asservite da alcuni a scopi particolari, rischiano di trasformarsi da vomeri in spade, alienandosi, con la stessa facilità con cui operazioni di guerra vengono giustificate con discorsi che sbandierano la pace come slogan. E persino le parole si congedano così dal loro significato, mettendoci tutti a rischio di vivere nella dimensione della menzogna.

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Antologia di saggi su Mazzini, scritto di Panerini sul Mazzini religioso

AA.VV., “Mazzini. Vita, avventure e pensiero di un italiano europeo”, cur. G. Monsagrati e A. Villari, pp. 288, ill., euro 39.00, Milano, Silvana editoriale, 2013
ISBN: 9788836624836

Doveroso omaggio al padre del pensiero repubblicano unitario dell’Ottocento italiano ed europeo, questo libro vuole riportare Mazzini prima di tutto nella quotidianità dei luoghi nei quali si è svolta la sua vita di esule. Grandi e piccole città europee che non rappresentano solo un rifugio dalle persecuzioni poliziesche, ma sono anche centri di cultura, spazi in cui coltivare amicizie, sviluppare dialoghi, tessere i fili della cospirazione; talvolta sono anche luoghi dotati di una forte carica simbolica, che conferisce forza all’ideale dell’Unità e della lotta politica. C’è un rapporto assai stretto tra questi sfondi, questi spazi fisici e le idee che in essi maturano, toccando i campi più vari del pensiero: dalla letteratura alla pittura, dalla musica alla filosofia, dalla scienza alla religione. È così che i grandi miti costruiti da Mazzini acquistano una singolare concretezza, diventano un potente stimolo per l’azione e come tali sono recepiti da migliaia dei suoi seguaci. Soprattutto, il fecondo contatto con civiltà, economie, culture diverse da quelle di provenienza libera da ogni ombra pur lieve di provincialismo tutta la sua visionaria architettura del mondo contemporaneo e della società. In questo quadro, restituito dai numerosi saggi presentati, l’Italia, prima protagonista della rivoluzione mazziniana, ha importanza per se stessa ma ancor più come cellula di un continente e di una umanità nuovi, da proiettare nel futuro, sottraendoli definitivamente all’oppressione delle artificiose costruzioni sovranazionali dell’ancien régime.

Andrea Panerini in questa antologia ha curato un saggio sulla religiosità e gli scritti religiosi di Giuseppe Mazzini.

Saggi di: Arianna Arisi Rota, Giovanni Assereto, Roberto Balzani, Arturo Colombo, Francesca Di Giuseppe, Mario Di Napoli, Michele Finelli, Pietro Finelli, Jean-Yves Frétigné, Anna Maria Isastia, Anna Maria Lazzarino Del Grosso, Sauro Mattarelli, Giuseppe Monsagrati , Andrea Panerini, Raffaella Ponte, Stefano Ragni, Roland Sarti, Elisa Signori, Anna Villari.

Il libro si può acquistare in tutte le librerie d’Italia, su IBS.it o sul sito dell’editrice.

Non nascondiamo la testa sotto la sabbia

Recensione di Ada Prisco

Andrea Panerini, Italia, paese cristiano?, La Bancarella Editrice, Piombino (LI), 2012, euro 9.00

Fin dal titolo interlocutorio, il libro invita al confronto e alla condivisione, suggerendo sottotraccia che su temi familiari a tutti noi manca uno spazio comune di approfondimento sereno per valutare quanto l’Italia dimostri di aver davvero assorbito il cristianesimo in profondità. Il libro prende in considerazione, ad esempio, la corruzione dilagante, il rispetto della laicità, del pluralismo, dei diritti civili, l’attribuzione di confini alla genitorialità e di orientamento sessuale all’affettività.
Ingiustizia, guerra, distruzione del creato, etica pubblica sono i temi che danno titolo ai capitoli. Il senso comune, la condivisione reale di questi fondamenti, appare il punto debole trasversale, dà segni di malessere, fino a far apparire la cura della polis come una tela antica che si va sfrangiando, cui nessuno bada più, preso dall’interesse per il proprio recinto. I presupposti di questa debolezza, che rischia di diventare costituzionale per la nostra società, minacciano di penetrare sempre di più i suoi tessuti connettivi  intossicandoli del tutto.

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Intervista su Radio Beckwith Evangelica su “Italia, paese cristiano?”

Andrea Panerini ha recentemente pubblicato il libro “Italia, paese cristiano?” per le edizioni La Bancarella, 2012 (pp.74, euro 9.00, ISBN 978-88-6615-049-7). La prefazione del libro è curata dal professor Daniele Garrone.
Alla base c’è una riflessione generale di Panerini sulla situazione politico-sociale dell’Italia, vista con gli occhi di un credente, valdese.
Andrea Panerini ci racconta come è nato questo libro, partendo dal titolo, una domanda in apparenza banale, ma che si basa invece su una profonda riflessione. Una domanda provocatoria: l’Italia è veramente un paese cristiano? Nelle cose più elementari: nella propensione alla giustizia sociale, verso il rifiuto nella guerra, all’accoglienza degli stranieri…
Una provocazione che direi ha un po’ l’ambizione di far ragionare le persone che leggono il libro – dichiara l’autore – perché questo dibattito sulle radici cristiane  sta assumendo dei toni e dei livelli di utilizzo che ci preoccupano molto. Il libro non ha come obiettivo la proposta di uno stato etico teocratico o confessionale, tutt’altro. Il problema è proprio che in Italia la separazione tra Stato e Chiesa non esiste e larga parte del popolo italiano non ha la minima idea di cosa significhi definirsi davvero “buon cristiano”, ovvero avere una scelta di campo ben precisa su questioni fondamentali della nostra vita e non solo sulle ultime questioni della famiglia, della bioetica. L’Italia, quindi, nonostante appannaggi politici di ogni genere, forse non si potrebbe nemmeno definire “paese cristiano”.

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Intervista su Radio Voce della Speranza su “Italia, paese cristiano?”

In questo numero di “Leggiamo insieme” parliamo del saggio di Andrea Panerini “Italia, paese cristiano?”, prefazione di Daniele Garrone, ed. La Bancarella 2012. L’Italia e’ un paese cristiano? Lo e’ mai stato? E’ questo l’interrogativo di fondo che Panerini si pone nella sua breve riflessione. Sotto tanta retorica si scoprono molte vergogne e molti scheletri nell’armadio nel nostro paese. Un volume di importante riflessione circa le radici culturali, l’agire e le prospettive del nostro paese in un momento di cambiamento cruciale in cui l’Italia si gioca il proprio futuro. Intervista ad Andrea Panerini a cura di Roberto Vacca

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In uscita l’ultimo libro di Andrea Panerini

E’ in uscita, per i tipi dell’editrice La Bancarella, l’ultimo libro di Andrea Panerini, Italia, paese cristiano?  L’Italia è un paese cristiano? Lo è mai stato? E’ questo l’interrogativo di fondo che Panerini si pone nella sua breve riflessione. Sotto tanta retorica si scoprono molte vergogne e molti scheletri nell’armadio nel nostro paese. Questo volume, lungi dal dare un programma politico o dal fare facile populismo, cerca di fissare i veri “punti irrinunciabili” per un cristiano che vive nel nostro paese attraverso la visione di una nazione più giusta, laica e solidale.  “Dunque, mi sembra, predichiamo l’Evangelo di Cristo, quello sì in tutta la sua radicalità e universalità, in vista non di una società migliore, ma della fede.  E “cerchiamo il bene della città” con una politica laica, faticosa, concreta, nell’agorà, nell’interlocuzione di ragioni diverse e talora opposte, che sappiano però trovare un accordo non sul Vero (nessun Vero), ma sul massimo di equità, giustizia, libertà e solidarietà possibili per tutti. Il pamphlet di Panerini con il suo radicalismo cristiano apre una discussione. A noi di proseguirla.” dice, nella sua prefazione il professor Daniele Garrone.
Un volume di importante riflessione circa le radici culturali, l’agire e le prospettive del nostro paese in un momento di cambiamento cruciale in cui l’Italia si gioca il proprio futuro. L’ingiustizia, specialmente quella sociale, la guerra e le fabbriche di morte che contraddicono il dettato della nostra costituzione, la preservazione del Creato, l’ambiente, il rispetto verso gli animali, i diritti civili, l’etica pubblica. Tutti aspetti della nostra società sui quali la riflessione di un cristiano non può che soffermarsi.

Andrea Panerini, “Italia, paese cristiano?“, Piombino, La Bancarella, 2012, pp.74, euro 9.00, ISBN 978-88-6615-049-7, pref. Daniele Garrone

Andrea Panerini (Piombino, 1983), valdese, è studioso di storia del Risorgimento e di storia dei sistemi politici e costituzionali. Laureato in storia contemporanea presso l’Università di Firenze, attualmente sta completando gli studi teologici presso la Facoltà valdese di teologia in vista del ministero pastorale. Vive a Roma ed ha ricoperto incarichi dirigenziali nei Democratici di Sinistra e nel Partito Socialista Italiano. Tra le sue recenti pubblicazioni segnaliamo “Elementi così sospetti e poco desiderabili” (La Bancarella, 2012), storia degli ebrei di Piombino e della Val di Cornia nel periodo delle leggi razziali, il volume di poesia “Litanie arabe” (La Bancarella, 2010) e la curatela dei volumi di Giuseppe Mazzini “Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, 2011) e “L’Italia, l’Austria e il Papa” (La Bancarella, 2011, seconda edizione). Sito web: www.andreapanerini.net

Daniele Garrone (Perosa Argentina, 1954), biblista, pastore valdese, è uno dei maggiori esperti dell’Antico Testamento in Italia. E’ professore ordinario presso la Facoltà Valdese di Teologia a Roma di cui è stato anche decano dal 2003 al 2010. Ha fatto parte del gruppo dei traduttori dell’Antico Testamento in lingua corrente interconfessionale TILC (1976-1984), curando la traduzione di 1 Re e 2 Re, del Cantico dei Cantici e la revisione di Salmi, Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Cronache ed è stato presidente della Società Biblica in italia. Tra i suoi principali ambiti di ricerca la nuova critica sul Pentateuco e il dialogo ebraico-cristiano. Si segnalano, tra le sue pubblicazioni, “Il poema biblico dell’amore tra uomo e donna. Il cantico dei cantici” (Claudiana, 2004, seconda edizione) e “Il Miserere. Salmo 51” (Marietti, 1992). E’ stato anche consulente della Lux Vide e della RAI per il progetto cinematografico “Le storie della Bibbia”.

Ravasi su “Il Sole 24 Ore” recensisce il volume di Mazzini da me curato

Divina libertà

Gianfranco Ravasi
Il Sole 24 Ore – Domenica 26/02/2012

«Colui che può negar Dio davanti a una notte stellata, davanti alla sepoltura de’ suoi più cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole… Il primo ateo fu senz’alcun dubbio un uomo che aveva celato un delitto agli altri uomini e cercava, negando Dio, di liberarsi dall’unico testimone a cui non poteva celarlo». No, non è un frammento del sermone di un predicatore ottocentesco; questa apologia così veemente di Dio è uscita dalla penna di un “laico” ad alta caratura, anticlericale, avversario del papato, critico feroce di Pio IX, anima fervente del Risorgimento. Forse lo si è capito: stiamo parlando di Giuseppe Mazzini e questa arringa pro Deo è desunta dal suo libro più noto, pervaso quasi da uno zelo profetico, Dei doveri dell’uomo (1861). Il vessillo dell’effimera Repubblica Romana (1949) di cui egli era triumviro recava il motto «Dio e il Popolo», trasformato poi nella triade «Dio, Progresso, Umanità», con la costante certezza – sorprendente in quel clima risorgimentale agnostico se non esplicitamente ateo – che «Dio esiste. Non dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’Umanità, nell’Universo che ci circonda».

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Mazzini, figlio del dio progresso

recensione da “Avvenire” del 10/09/2011

Crede in una via alternativa a materialismo e cristianesimo, ritiene esaurita la funzione della Chiesa e professa una religione centrata sulla rivelazione della modernità.
Una raccolta di scritti dell’ideatore della Giovine Italia in tema di fede. Per lui Cristo non è redentore e Signore, ma solo fratello.

di Marco Roncalli

Ci sono le venti paginette Dal Papa al Concilio scritte nel 1832 e riviste nel 1849 con un’analisi spietata in cui si dichiara «spento moralmente il Papato» e si invoca un Concilio «raccolto da un popolo libero e affratellato nel culto del Dovere e dell’Ideale, dei migliori per senno e virtù fra i credenti nelle cose eterne, nella missione della creatura di Dio sulla terra, nell’adorazione della Verità progressiva».

E c’è la lunga lettera Dal Concilio a Dio , scritta nel 1870, due anni prima della morte in casa Rosselli, sorta di testamento politico­religioso in cui, rivolto ai Padri riuniti al Vaticano I sull’infallibilità del pontefice, l’autore esplicita non solo punti di dissenso dalla Chiesa cattolica, ma la sua Weltanschauung, religiosa, ma tutt’altro che cristiana: «Il vostro dogma si compendia nei due termini: Caduta e Redenzione; il nostro nei due: Dio e Progresso. Termine intermedio tra la Caduta e la Redenzione è, per voi, l’incarnazione del Figlio di Dio: termine intermedio per noi tra Dio e la sua Legge è l’incarnazione progressiva di quella Legge nell’Umanità, chiamata a scoprirla lentamente e compirla attraverso un avvenire incommensurabile… Noi crediamo nello Spirito, non nel Figlio di Dio».

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Una recensione di Marta Torcini su “Litanie arabe”

Letta durante la presentazione del libro alla Libreria Claudiana di Firenze il 25 maggio 2010

Mi presento, sono Marta Torcini della Chiesa Evangelica Valdese, con niente altro di particolare per presentare il nuovo libro di poesie di Andrea Panerini che l’essere amica dell’Autore e condividerne molti valori e la fede.
Cosa c’entrano i valori e la fede con un libro di poesie? C’entrano eccome perché la poesia è frutto di talento (che dà forma all’aspetto estetico, se così si può dire) e della storia di vita personale del Poeta (che dà invece sostanza e contenuto alla Poesia).
E allora per cominciare diciamo qualcosa sulla storia di Andrea, che è ricca di valori e di fede, come dimostra anche la scelta del luogo per la presentazione: la Claudiana non è evidentemente una libreria qualunque. Andrea, per come lo conosco io, è una persona ricca di sensibilità, di valori fortemente radicati e sostenuti da una fede che lui sono sicura definirebbe incerta, ma che io trovo profonda e salda, al punto da aver fatto una scelta di vita non comune e non per tutti. Andrea è infatti un predicatore della Chiesa Evangelica Valdese, che sta per iniziare (e in parte ha iniziato) studi di teologia che lo porteranno a svolgere il difficile, e non di rado ingrato, compito di Pastore.

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