“I giovani si affaticano e si stancano”

Predicazione tenuta il 27 aprile nella Chiesa valdese di Milano

Levate gli occhi in alto e guardate:
Chi ha creato queste cose?
Egli le fa uscire e conta il loro esercito,
le chiama tutte per nome;
per la grandezza del suo potere
e per la potenza della sua forza,
non ne manca una.
Perché dici tu, Giacobbe,
e perché parli così, Israele:
«La mia via è occulta al SIGNORE
e al mio diritto non bada il mio Dio?»
Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?
Il SIGNORE è Dio eterno,
il creatore degli estremi confini della terra;
egli non si affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e accresce il vigore a colui che è spossato.
I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;
ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano.

Isaia 40,26-31

Eccoci qua, fratelli e sorelle, eccoci qui domenica mattina, la prima domenica dopo Pasqua e siamo già stanchi. Voi non lo siete? Io lo sono. In quello che dovrebbe essere il primo giorno della settimana si accumula la stanchezza di tutta una settimana con le sue preoccupazioni, le sue angosce, i suoi affanni, i dolori, il correre sempre da una parte all’altra della città, e la spesa, e i bambini (per chi li ha), e la scuola, il lavoro, gli amici, la chiesa, le associazioni, i concerti, il culto della FGEI la prossima domenica, la settimana di evangelizzazione, i convegni, il medico, il dentista, gli articoli, i verbali delle assemblee, i bilanci, le riunioni, lo sport… Arriviamo a questo momento di lode e ascolto della Parola molto stressati e per nulla ben disposti a ricominciare, rigenerati dalla preghiera, la nuova settimana.
In una città come Milano, abituata a correre, alla produttività a tutti i costi, dove non bisogna mai apparire fannullone e quindi mai avere un momento per sé e per Dio siamo sempre stanchi e stressati. Quando sentiamo di avere tempo libero per noi o per la famiglia sentiamo la necessità di prenderci altri impegni per non avere il senso di colpa di colui o colei che poltroneggia. E in questo c’è molta etica protestante ma anche molto senso di superiorità sugli altri e, soprattutto, molta fiducia in ciò che l’uomo può costruire. Come se noi potessimo controllare e tenere sott’occhio tutto quello che ci circonda. E in tutta questa prospettiva guardo ai ponti festivi di questo periodo e mi domando sgomento: cosa farò, cosa faremo in queste feste? Molti dormiranno non potendolo fare in altri periodi, invece di stare con le persone amate e in attività di cura verso se stessi. Altri correranno impazziti da un posto all’altro cercando di vedere più cose possibili e di fare tanto per restare, alla fine, con un pugno di mosche in mano.
Il fatto è che spesso, anche quando siamo stremati, non sono le forze che ci mancano. Possiamo avere un po’ di acciacchi qua e là, ma se abbiamo qualcosa da fare che ci interessa veramente, ecco che le forze ci tornano. Se anche fossimo veramente al limite, ma sapessimo come impiegare le nostre forze, ne troveremmo ancora un po’.
Levate gli occhi in alto e guardate: Chi ha creato queste cose? Ci ammonisce il profeta in questo testo. Nel nostro girare a vuoto e correre dietro al vento, come direbbe l’Ecclesiaste, ci dimentichiamo spesso di chi è il merito di aver creato tutto ciò che ci circonda! Pensiamo che il nostro affanno mantenga il vita questo pianeta e invece lo distrugge! Pensiamo che la nostra stanchezza verrà premiata e invece è solo un vano inseguire i valori di questo mondo!
Cari fratelli, care sorelle, solo nel Signore c’è il vero riposo perché solo Lui ci ama e ci considera non per quanto corriamo, per quello che facciamo e per quanto siamo in grado di produrre ma per come siamo. Con il nostro peccato, le nostre contraddizione, le nostre pigrizie, i nostri limiti.
Questo ovviamente, non è un invito o un elogio del far nulla o della poltroneria. Tutt’altro: è un invito a pensare alle cose veramente necessarie e a dare un vero valore al nostro tempo e alle nostre relazioni. Gesù disse: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. (Matteo 11,28). Solo in Lui c’è il vero riposo e la vera consolazione, solo in Lui c’è il vero valore del nostro lavoro, del nostro tempo e del riposo.
C’è una storia di un autore anonimo che gira nella rete internet da un po’ e che bene esemplifica questo concetto. Un figlio chiede al padre quanto guadagni in un’ora e il padre, meravigliato e un po’ scocciato della domanda risponde: 50 euro. Il figlio gli chiese 25 euro e il padre si infuriò, pensando che avesse posto la domanda non per capire il reale valore della sua fatica ma per chiedergli soldi per comprarsi un nuovo giocattolo e lo mandò a letto senza cena. Il padre era stanco e stressato e solo dopo pensò che non il suo bambino non gli chiedeva spesso del denaro, forse ne aveva davvero bisogno. Andò in camera del figlio, lo svegliò e gli disse che forse era stato troppo duro, dandogli i 25 euro che aveva chiesto. Il figlio, tutto contento, ringraziò il padre e tirò fuori delle banconote stropicciate a cui aggiunse i soldi appena ricevuti. Il padre tornò nuovamente su tutte le furie: perché mi hai chiesto altri soldi se già ne avevi. Il figlio rispose: Prima non bastavano ma adesso sì. Papà (anche se io che sono toscano preferisco dire babbo), con questi 50 euro posso comprare un’ora del tuo tempo? Mi piacerebbe passare più tempo con te, domani potresti tornare prima da lavoro in modo da poter cenare assieme? Il padre rimase impietrito, abbracciò il figlio implorando il suo perdono.
Credo che una storia del genere, semplice e senza fronzoli, non abbia bisogno di molti commenti. Siamo abituati a dare un prezzo, un valore in denaro a tutto: ad un essere umano come al nostro tempo e forse, ci accorgeremo troppo tardi che mentre il denaro è solo un mezzo che non ci porteremo via lasciando questa terra, quello che lasceremo saranno i bei ricordi, le relazioni, i baci, le carezze, gli abbracci, una serata tra amici e tra fratelli come i litigi, le discussioni e le arrabbiature. Tutte cose che rendono una vita degna di essere vissuta ed utile per se stessi per gli altri.
Ecco, il profeta Isaia in questo brano ci mostra la relazione di Dio verso il suo popolo e ci esorta di stare in relazione con il nostro Signore e tra di noi senza la scusa che si è “troppo stanchi”. Perché Dio dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato: anche quando pensiamo di essere oggettivamente al limite delle nostre capacità e della nostra voglia di andare avanti il Signore ci dà il vigore necessario non per appagare i nostri desideri umani ma per compiere il suo volere. Egli non ci carica mai di pesi senza darci la forza di portarli: che siano cose di piccolo cabotaggio come un piccolo incarico in chiesa, in famiglia o a lavoro oppure che ci sia una malattia, un tumore, una condizione invalidante per se o per una persona cara: il Signore protegge gli ultimi e ridà vigore a chi è scoraggiato aggiungendo la capacità di andare avanti anche quando si pensa di non potercela fare. Tutto questo se si ha fiducia in Lui e non in noi o solo nelle capacità degli altri esseri umani!
I giovani si affaticano e si stancano; i più forti vacillano e cadono; ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze: è una precisa promessa del Signore. Il vigore fisico prima o poi passa, chi si ritiene forte ed indistruttibile cade come sono cadute Babilonia e Roma, ma chi confida nel Signore non sarà mai deluso.
Ma troppo spesso siamo noi a ribellarci e a non accettare la guida di Dio, a non abbandonarci nelle sue mani paterne. Quando vediamo un torto o una ingiustizia palese, quando ci sentiamo sottovalutati, a scuola, all’Università, a lavoro, nella chiesa; quando tutta la nostra fatica sembra inutile e persino sadica, noi stentiamo a credere che il Signore sia accanto a noi, partecipe del nostro travaglio, che ci raccoglie sulle spalle quando crolliamo esausti a terra. Eppure se guardiamo a ognuna delle nostre singole vite, facciamo un’analisi sincera: quanta strada pensiamo di aver fatto solo con le nostre forze e quanta portati in braccio da Dio che ha avuto compassione di noi? Pensiamo davvero che ogni nostra piccola o grande realizzazione sia possibile solo con le nostre forze oppure qualcuno ci sostiene, consiglia e illumina, anche se voglia disconoscerlo?
Nella saggezza ebraica spesso ci si chiede quale sia il fondamentale atteggiamento che l’uomo debba tenere nei confronti di Dio. Un rabbino risposte: quello che è scritto nel libro dei Proverbi (3,5-6): Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri.
Ed ecco, allora Signore, appiana i nostri sentieri. Essi sono ripidi e scoscesi se vogliamo seguire la Tua Parola, ma tu ci dai forza e coraggio per percorrerli. Fa’ in modo che ci possiamo alzare in volo come aquile, che possiamo correre senza stancarci, facci camminare senza sentire la fatica del viaggio. Amen.

Andrea Panerini

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