“Io sono la Resurrezione e la Vita”

Predicazione tenuta a Milano per il funerale di Stefano Giuseppe Crocicchio

ResurrezioneMantegna1 C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. 3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato». 5 Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; 6 com’ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi disse ai discepoli: «Torniamo in Giudea!» 8 I discepoli gli dissero: «Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» 9 Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11 Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». 12 Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». 13 Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, 15 e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!» 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!» 17 Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, 19 e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. 21 Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; 22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo». 28 Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: «Il Maestro è qui, e ti chiama». 29 Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Quando dunque i Giudei, che erano in casa con lei e la consolavano, videro che Maria si era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere. 32 Appena Maria fu giunta dov’era Gesù e l’ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse: 34 «Dove l’avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!» 35 Gesù pianse. 36 Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l’amava!» 37 Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?» 38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all’apertura. 39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Perciò molti Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui. 46 Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto.

Giovanni 11,1-45

Cari fratelli e care sorelle,
salutare una persona cara che se ne va è sempre difficile per tutti noi. Non sembra mai il momento giusto per fare a meno della presenza fisica di una persona che si ama, di cui si ha sempre disperatamente bisogno e non si vuole lasciar andare.
Io non ho conosciuto di persona Stefano, quel poco che so mi è stato detto dal pastore Platone e da alcuni di voi. So che era una persona estrosa, generosa, gran lavoratore, attaccato agli affetti, agli amici e quanto questo sia vero si vede da quanto numerosi siete qui questa mattina.
Per Stefano la fede in Cristo era molto importante, era veramente parte integrante della sua vita, nella continua ricerca di Dio, una ricerca durata tutta la vita e questa ricerca lo ha portato sulla porta della Chiesa valdese, senza avere il tempo di entrarci per colpa del male che ce lo ha portato via prematuramente. Non si è mai vergognato di professarsi per come è, omosessuale come anche cristiano in ricerca nel coraggio di andare oltre al conformismo religioso imperante che non è fede ma solo convenzione sociale.
Eppure quanto è difficile, soprattutto per voi che lo avete conosciuto e amato, salutare oggi per l’ultima volta Stefano!

Il brano del Vangelo sottolinea che Cristo, di fronte alla morte, per prima cosa tace, poi piange ed infine parla sommessamente, accompagnando la sua parola con gesti semplici. Gesti e parole che portano sempre salvezza e risurrezione.
Anche questa mattina, la Chiesa, che non è gerarchia ma è l’assemblea dei credenti, guardando a Cristo, ripete questi atteggiamenti. Il vostro silenzio, le lacrime di tutti noi, e la sommessa parola della liturgia con i suoi semplici, ma significativi gesti. Silenzi, parole, gesti che hanno come fondamento la fede. Quando c’è buio profondo, anche una piccola fiamma diventa preziosa per vedere. Come quando c’è gelo e freddo, una piccola fiamma diventa preziosa per scaldare. Ed io, noi, tutti quanti, vogliamo essere per voi amici e familiari di Stefano, questa piccola fiamma che illumina e scalda un pò. Possiamo, umanamente parlando, far poco, è vero. Ma è un poco sincero ed affettuoso. Chi invece supplisce la nostra pochezza e la nostra impotenza è Cristo. E’ lui, solo lui, perché Lui è l’unico e definitivo vincitore della morte. Anche Gesù si spense e fu sepolto, ma dalla sua tomba nacque la vita. E quello che è avvenuto per Cristo, avverrà anche per noi.
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Stefano non è morto, ma è rinato in Cristo! Di questo sono sicuro e di questo dobbiamo avere in fede. Se crediamo nella Resurrezione di Gesù, dobbiamo anche credere che quelle a cui oggi diamo addio sono solo le sue spoglie mortali, corruttibili, che diventeranno polvere, come diventeremo polvere tutti noi, perché sei polvere e in polvere ritornerai (Genesi 3,19). Quindi non è certo per Stefano che dobbiamo qui pregare oggi, perché è nelle migliori mani che potremo mai immaginari, le mani amorevoli e misericordiose del Padre nostro che ci aspetta nel Suo Regno. Un Padre che non conta le nostre trasgressioni ma che ci ama e ci invia la Sua Grazia senza alcuna condizione che avere fiducia in Lui.
La morte non è la soppressione delle persone care, non è un licenziamento dalla vita. E’ solo la rivalutazione della nostra esistenza umana. Egli, Dio, non fa come gli uomini che fanno e disfanno, prima costruiscono poi distruggono, ama no e poi si dimenticano, decidono e poi si pentono, avanzano e poi si ritirano. Dopo Cristo, ogni tomba è una nascita, dove si continua e si ricomincia. Siamo atterriti, lacerati da paura e sofferenza, come furono gli apostoli quando crocifissero Gesù.
Stefano aveva fiducia in Lui ed è risorto in Lui! E’ già nelle braccia del Padre amorevole in cui ha avuto fiducia, quel padre che aspetta il figlio disperso fin dalla collina e appena lo scorge in lontananza gli corre incontro e gli si getta al collo.
Oggi invece dobbiamo pregare per noi, affinché Dio consoli coloro che lo conoscevano, coloro che lo hanno amato e che sentono già la sua assenza fisica. Dobbiamo pregare per
Alessandro, Massimo e per tutti quelli che oggi, essendo qui, testimoniano il loro dolore per questa scomparsa e per coloro che pur provandolo non sono potuti venire qui oggi ma che con lo spirito sono con noi. Tu, Alessandro, che sei stato il suo ultimo amore e noi tutti ti abbiamo visto così provato per la sua scomparsa fisica, devi avere forza, coraggio e fede. Così, sono certo, avrebbe voluto Stefano. E così dovrai aspettare il giorno, speriamo il più lontano possibile, in cui anche il Padre nostro celeste ti chiamerà e potrai congiungerti con il tuo amato Stefano in Dio assieme a tutte le altre persone che lo hanno amato e a tutti coloro che il Signore ha messo da parte, ha santificato per il Suo Regno.
La morte spaventa tutti noi: è normale, è segno della nostra fragilità umana, del nostro essere peccatori. E d’altronde nessuno di noi sa con esattezza cosa ci possa aspettare nelle vita che il Signore ci ha preparato nel Suo Regno. Non sappiamo cosa si possa sentire nel morire e nel risorgere. Ma la vita, la morte, la testimonianza, la fede in Cristo non possono, non devono lasciare spazio proprio ora, nel momento massimo di dolore della nostra vita terra, al dubbio e alla disperazione che sono trabocchetti del Tentatore per farci cadere e per farci allontanare dalla certezza della nostra vita in Dio, quando Lui sarà pienamente con noi e in noi. Che quindi il nostro dolore sia la testimonianza di quanto amavamo questa persona e di quanto siamo impazienti di potersi, un giorno, ricongiungere a Lui in Cristo nostro Signore e Salvatore che è morto in croce per la nostra salvezza e speranza.
L’apostolo Paolo scrive: Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. (1Cor. 15,20-26) E noi moriamo veramente solo quando siamo lontani da Dio. Stefano non è morto perché lui confidava nel suo Signore, lo cercava incessantemente e sapeva che arriverà il giorno in cui Egli sarà tutto in tutti. Il giorno in cui si instaurerà definitivamente il Regno di pace, amore e giustizia di Dio sopra questo mondo segnato dal dolore, dall’egoismo, dall’ingiustizia e dal peccato. Il giorno in cui non sarà più necessario pregare Dio perché Egli sarà proprio qui in mezzo a noi. Lo ha chiamato a sé per risparmiargli il dolore fisico di questo corpo terreno e per averlo sempre con sé. Stefano, che si considerava veramente figlio del Signore, è accolto alla mensa del Padre e beve ora alla fonte dell’acqua della vita, non più imprigionato da questo nostro corpo mortale e terreno. Questa fonte a cui anche noi dobbiamo bramare di dissetarci un giorno quando il Signore, finalmente, ci chiamerà a sé.
Stefano non è morto ma è rinato in Cristo! Amen.

Andrea Panerini

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