Tu sei il mio diletto Figlio

battesimo-2Predicazione tenuta l’11 gennaio 2015 per la Chiesa della Comunità Metropolitana (CCM/MCC) di Firenze

E predicava (Giovanni), dicendo: «Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari. Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo». In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. A un tratto, come egli usciva dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».

Marco 1,7-11

Cari fratelli e care sorelle,
Gesù si confonde con i peccatori alla riva del Giordano per chiedere a Giovanni di essere battezzato come tutti gli altri, sebbene lui fosse apparso per togliere i peccati del mondo intero e in lui non vi fosse peccato alcuno (1Gv 3, 5). La sua scelta di umiltà e di sottomissione si giustifica con l’adempimento della volontà del Padre, che era quella adempiere ogni opera per il riscatto e per la salvezza dell’umanità: sottomettendosi al battesimo al Giordano Cristo adempie la volontà del Padre di avvicinare i peccatori per comunicare loro amore e misericordia e per instaurare con essi un rapporto di intimità e di fiducia, ai fini di recuperarli alla vita. Di salvarli. Gesù al Giordano si rende insomma solidale con i peccatori condividendo con essi angosce e sofferenze che la privazione di Dio comporta nella loro vita; per coltivare con essi la stessa aspirazione alla speranza e alla vita nuova, alla forza rigeneratrice del perdono divino che rigenera e infonde coraggio. Gesù accetta di sottoporsi al Battesimo e questo gli merita l’approvazione del Padre e il dono dello Spirito Santo. Uscito dall’acqua viene istituito (già lo era nell’incarnazione) Figlio di Dio e prediletto del Padre, il quale gli schiude le porte alla missione di redenzione e di salvezza.

Leggi tutto

“Io sono la Resurrezione e la Vita”

Predicazione tenuta a Milano per il funerale di Stefano Giuseppe Crocicchio

ResurrezioneMantegna1 C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. 3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato». 5 Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; 6 com’ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi disse ai discepoli: «Torniamo in Giudea!» 8 I discepoli gli dissero: «Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» 9 Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11 Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». 12 Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». 13 Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, 15 e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!» 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!» 17 Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, 19 e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. 21 Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; 22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo». 28 Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: «Il Maestro è qui, e ti chiama». 29 Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Quando dunque i Giudei, che erano in casa con lei e la consolavano, videro che Maria si era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere. 32 Appena Maria fu giunta dov’era Gesù e l’ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse: 34 «Dove l’avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!» 35 Gesù pianse. 36 Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l’amava!» 37 Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?» 38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all’apertura. 39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Perciò molti Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui. 46 Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto.

Giovanni 11,1-45

Cari fratelli e care sorelle,
salutare una persona cara che se ne va è sempre difficile per tutti noi. Non sembra mai il momento giusto per fare a meno della presenza fisica di una persona che si ama, di cui si ha sempre disperatamente bisogno e non si vuole lasciar andare.
Io non ho conosciuto di persona Stefano, quel poco che so mi è stato detto dal pastore Platone e da alcuni di voi. So che era una persona estrosa, generosa, gran lavoratore, attaccato agli affetti, agli amici e quanto questo sia vero si vede da quanto numerosi siete qui questa mattina.
Per Stefano la fede in Cristo era molto importante, era veramente parte integrante della sua vita, nella continua ricerca di Dio, una ricerca durata tutta la vita e questa ricerca lo ha portato sulla porta della Chiesa valdese, senza avere il tempo di entrarci per colpa del male che ce lo ha portato via prematuramente. Non si è mai vergognato di professarsi per come è, omosessuale come anche cristiano in ricerca nel coraggio di andare oltre al conformismo religioso imperante che non è fede ma solo convenzione sociale.
Eppure quanto è difficile, soprattutto per voi che lo avete conosciuto e amato, salutare oggi per l’ultima volta Stefano!

Leggi tutto

“Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai”

Predicazione tenuta il 20 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

giacobbe10 Giacobbe partì da Beer-Sceba e andò verso Caran. 11 Giunse ad un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, se la mise per capezzale e lì si coricò. 12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima toccava il cielo; e gli angeli di Dio salivano e scendevano per la scala. 13 Il SIGNORE stava al di sopra di essa e gli disse: «Io sono il SIGNORE, il Dio d’Abraamo tuo padre e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e tu ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a meridione, e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. 15 Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». 16 Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: «Certo, il SIGNORE è in questo luogo e io non lo sapevo!» 17 Ebbe paura e disse: «Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!» 18 Giacobbe si alzò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva messa come capezzale, la pose come pietra commemorativa e vi versò sopra dell’olio. 19 E chiamò quel luogo Betel; mentre prima di allora il nome della città era Luz. 20 Giacobbe fece un voto, dicendo: «Se Dio è con me, se mi protegge durante questo viaggio che sto facendo, se mi dà pane da mangiare e vesti da coprirmi, 21 e se ritorno sano e salvo alla casa di mio padre, il SIGNORE saràil mio Dio 22 e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima».

Genesi 28,10-22

Cari fratelli e care sorelle,
la condotta di Giacobbe finora non era quella di uno che sinceramente teme e ha fede in Dio. Potremo definirlo una “simpatica canaglia”, magari non tanto simpatica a suo fratello Esaù. Ma ora, in difficoltà, solo, costretto a fuggire, egli cerca Dio e solo Dio,per dimorare in sicurezza e per distendersi e dormire all’aria aperta con la testa su una pietra, per farsi consolare, per cercare di avere meno paura. Ogni vero credente sarebbe disposto a dormire sul guanciale di Giacobbe per potere avere la sua stessa visione. Il tempo di Dio per visitare il suo popolo con il suo conforto è quando esso è privo di altri conforti e di altri consolatori: ed è proprio quando si dispera in qualunque aiuto umano e terreno che la vicinanza di Dio si fa viva e presente, che Egli si fa nostro prossimo.
Giacobbe vide una scala che si allungava dalla terra al cielo, gli angeli che salivano e scendevano e Dio stesso alla fine di essa nella sua gloria. Questo rappresenta in primo luogo la provvidenza di Dio, mediante la quale c’è un rapporto costante fra il cielo e la terra e fa sapere all’impaurito Giacobbe che egli aveva sia una buona guida che una buona guardia. Al tempo stesso, secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa che mi sento di accogliere nonostante si debba sapere che non coincide con quella ebraica, la scala è la mediazione di Cristo: Egli è questa scala, il piede in terra è dato dalla sua natura umana e quello in cielo dalla sua natura Divina. Cristo è la Via: tutti i favori di Dio e tutti i nostri servizi vanno e vengono da Lui per mezzo di Cristo, il Verbo incarnato. Per questa strada tutti gli uomini peccatori sono invitati ad avanzare al trono della Sua Grazia per accoglierlo. Per fede percepiamo questa Via e con la preghiera ci avviciniamo ad essa: in risposta alla preghiera riceviamo tutti i benefici necessari della provvidenza e della grazia anche quando siamo delusi e scoraggiati, anche quando Dio ci sembra silenzioso. Lui ci parla, siamo noi, spesso che non siamo in grado di ascoltarlo per le nostre orecchie chiuse dalla vanità, dall’orgoglio, dall’egocentrismo.

Leggi tutto

“Non rendete a nessuno male per male”

Predicazione tenuta il 13 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

pace17 Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Romani 12,17-21

Cari fratelli e care sorelle,
in questo brano viene esposto il dovere più difficile della carità cristiana: quello che riguarda i nemici, siano essi cristiani o non cristiani. Non rendete a nessuno male per male. Già nel v. 14 (Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite…), Paolo ha fatto cenno dei persecutori; ma quelli possono non essere nemici personali. Qui viene alla condotta da tenere verso i nemici personali. Il dovere ha due gradi cioè in primo luogo non render male per male e poi rendere anzi bene per male, ch’è il maggior trionfo dell’amore cristiano. Anziché pensare a ricambiare il male col male, il cristiano deve preoccuparsi delle cose  che vanno alla pace, tenendo al cospetto di tutti gli uomini una condotta irreprensibile e pacifica, che riproduca l’esempio del Maestro. Così non darà, per colpa sua, occasione ad inimicizia e ad offese. Non sarà sempre possibile, poiché non potrà impedire che l’altro gli sia nemico, ma, dice l’Apostolo, se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. I discepoli di Gesù, noi che siamo radunati in questa Chiesa per ascoltare la Parola, non devono dare occasione a rotture, né invelenirle se avvengono, ma adoperarsi ad evitarle ed a sanarle: poiché sono chiamati ad essere «figli di pace» e «facitori di pace» come è scritto in Matteo 5,9: Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Se non dipende da noi il condurre il prossimo a disposizioni pacifiche verso di noi ma dalla Grazia divina che provoca il ravvedimento in noi e nell’altro, dipende da noi invocare Dio che ci dia sempre la disposizione di sapere in ognimomento fare la pace. Ed è per questo che Gesù ci esorta dicendo: se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra (Matteo 5,39) perché la nostra vanità e amor proprio sia umiliato a favore della pace e della concordia. Ed è una Parola che non si lascia addomesticare dai nostri tentativi di addomesticarla e di relativizzarla, poiché come discepoli dell’unico Maestro è nostro obbligo seguirlo e cercare di imitarli, pur immersi nel nostro peccato.

Leggi tutto

“Se segue le mie leggi, egli è giusto”

cristo_anticlericale2Predicazione tenuta il 6 luglio 2014 nella Chiesa valdese di Milano

5 Se uno è giusto e pratica l’equità e la giustizia, 6 se non mangia sui monti e non alza gli occhi verso gli idoli della casa d’Israele, se non contamina la moglie del suo prossimo, se non si accosta a donna mentre è impura, 7 se non opprime nessuno, se restituisce al debitore il suo pegno, se non commette rapine, se dà il suo pane a chi ha fame e copre di vesti chi è nudo, 8 se non presta a interesse e non dà a usura, se allontana la sua mano dall’iniquità e giudica secondo verità fra uomo e uomo, 9 se segue le mie leggi e osserva le mie prescrizioni agendo con fedeltà, egli è giusto; certamente vivrà», dice il Signore, DIO.

Ezechiele 18,5-9

Cari fratelli e care sorelle,
oggi voglio parlarvi di una tematica che spesso nelle chiese viene vista con fastidio, timore, reticenza. Magari per non scambiare il pulpito per una tribuna politica, cosa ineccepibile in sé ma che non considera il messaggio potente e sovversivo che la Scrittura ci dà. Siamo abituati a parlare, a volta anche a straparlare, di laicità, di anticlericalismo, di trasparenza, democrazia, di alcuni temi “eticamente sensibili”: tutti temi essenziali e giusti, verso i quali forse dovremo essere anche più coerenti nelle azioni concrete. La scorsa domenica, parlando di 1 Cor. 9, abbiamo parlato della necessità che c’è imposta di evangelizzare, di portare a tutti e tutte l’Evangelo di Gesù Cristo. Ora questo brano del profeta Ezechiele ci richiama agli occhi l’assoluta necessità non solo di parlare ma anche di applicare l’Evangelo attraverso la giustizia e l’equità. La
giustizia sociale, questo tema “politico” che ci fa paura, di cui non sappiamo parlare senza cadere nelle ideologie di questo mondo e di cui non cogliamo la portata rivoluzionaria dentro la stessa Parola di Dio.

Leggi tutto

“Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti”

Predicazione tenuta nella Chiesa valdese di Milano il 29 giugno 2014

Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n’è imposta; e guai a me, se non evangelizzo! Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo faccio volenterosamente è sempre un’amministrazione che mi è affidata. Qual è dunque la mia ricompensa? Questa: che annunciando il vangelo, io offra il vangelo gratuitamente, senza valermi del diritto che il vangelo mi dà.
Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge, mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.

1 Corinzi 9,16-23

Cari fratelli e care sorelle,
ci troviamo qui di fronte ad uno dei testi più impegnativi della teologia dell’apostolo Paolo, carico di significati densi e che riguardano uno dei ruoli essenziali nella chiesa cristiana, quello della testimonianza esterna, dell’evangelizzazione. Abbiamo avuto in maggio una settimana dell’evangelizzazione intensa e molto bella qui a Milano, dove peraltro non sono mancate discussioni e diverse posizioni.
Paolo si rivolge alla comunità di Corinto, una delle più ricche di quelle da lui fondate ma anche, probabilmente, la più litigiosa, lacerata da mille contrasti e divisioni. Paolo rimprovera i corinzi di essere avidi e orgogliosi e di aver smarrito la strada che porta a Dio mediante la grazia, di aver pervertito l’Evangelo da lui annunziato.
Nei versetti che abbiamo appena letto, l’apostolo parla della sua funzione di evangelizzatore e predicatore, che considera un ministero che gli è imposto a prescindere dalla sua buona volontà perché è una amministrazione (il termine greco può essere anche più forte) che gli è stata affidata, afferrato e quasi prigioniero di Dio come scrive anche nell’epistola ai Galati: Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. (2,20)
Il premio non è certo monetario (tra l’altro – con un certo pudore – ricorda ai ricchi corinzi di provvedere autonomamente al proprio mantenimento) ma è da Dio stesso e Paolo cerca di spiegare che questo concetto è ben lontano da ogni calcolo umano.

Leggi tutto

“Ascolta, Israele”

Predicazione tenuta il 22 giugno 2014 nella Chiesa valdese di Milano

4 Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE.
5 Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. 6 Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; 7 li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città.

Deuteronomio 6,4-9

Shemà Ysrael, Adonai Eloheinu, Adonai ehad …
Cari fratelli e care sorelle,
siamo, con questo testo, nel cuore della fede ebraica, nell’atto di fede che i nostri fratelli maggiori, gli ebrei, pronunciavano allora ed ancora oggi pronunciano, almeno due volte al giorno. Questo brano, assieme a Deut. 11,13-21 (ovvero le benedizioni e le maledizioni poste di fronte a Israele) e Num, 15,37-41 (il ricordo della Torah), costituisce la preghiera sinagogale degli Ebrei fino ai nostri giorni.
Adonai, il Signore, nel testo ebraico in realtà è il nome santissimo di Dio, il nome impronunciabile, il tetragramma che non va vocalizzato e che nella traduzione greca viene sistematicamente tradotto con Κυριος, Signore appunto. Ma anche se non lo pronunciamo direttamente, questo non ci impedisce di rispondere a questa preghiera con la lode per il santissimo nome di Dio, nostro Salvatore. Una lode che può essere esplicitata sulle labbra, ma anche una lode del cuore, che Dio spesso gradisce anche di più perché sincera, nuda, umile.

Leggi tutto

“Anche Cristo vi ha accolti”

Predicazione tenuta il 16 maggio 2014 a Bergamo in occasione della Veglia contro l’omofobia

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù,  affinché di un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Romani 15,5-7

Cari fratelli e care sorelle,
stasera non siamo qui per un’abitudine o per far vedere quanto siamo “politicamente corretti”. Stasera siamo qui per predicare l’Evangelo a questa città. Non siamo qui stasera per fare dell’ideologia, ma per porci in ascolto della Parola di Dio. Non siamo qui stasera solo per piangere ma per ricordare chi ha sofferto perché diverso dagli altri, diverso da una presunta normale, chi ha sofferto per testimoniare Cristo e il suo amore e nel tempo stesso per gioire per il messaggio che l’Evangelo ci dà, un messaggio di accoglienza, speranza e amore per tutti e tutte.
«Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà» scriveva dal carcere Dietrich Bonhoeffer poco prima di essere giustiziato dai nazisti. Gli stessi nazisti – o persone che si presumono tali – che qui a Bergamo e a Roma hanno offeso e imbrattato le nostre chiese, schernito gli omosessuali e i transessuali, volendo metterci paura, volendo intimidirci, farci desistere da questa nostra testimonianza. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi. (Mt 5,11-12) ha detto Gesù, il cammino per seguire le sue orme non è un letto di soffici piume ma è l’arduo sentiero della coerenza e della dignità di ogni singolo essere umano in un mondo che disprezza, discrimina, sfrutta e che adora solo il vitello d’oro, l’idolo del successo, del profitto, dell’omologazione. E noi siamo qui a dire qualcosa che non è nella logica del mondo, ma è contro il mondo, contro la tradizione, contro le mentalità radicate, contro una religiosità pagana che ci circonda. Chi confida nell’amore di Dio non ha paura né di queste cose né di offese ed atti ancora più gravi perché è nella speranza, anzi nella certezza che il tempo di Dio verrà e sa che l’amore non può che sopraffare l’odio e gli steccati che gli esseri umani si costruiscono.

Leggi tutto

“I giovani si affaticano e si stancano”

Predicazione tenuta il 27 aprile nella Chiesa valdese di Milano

Levate gli occhi in alto e guardate:
Chi ha creato queste cose?
Egli le fa uscire e conta il loro esercito,
le chiama tutte per nome;
per la grandezza del suo potere
e per la potenza della sua forza,
non ne manca una.
Perché dici tu, Giacobbe,
e perché parli così, Israele:
«La mia via è occulta al SIGNORE
e al mio diritto non bada il mio Dio?»
Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?
Il SIGNORE è Dio eterno,
il creatore degli estremi confini della terra;
egli non si affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e accresce il vigore a colui che è spossato.
I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;
ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano.

Isaia 40,26-31

Eccoci qua, fratelli e sorelle, eccoci qui domenica mattina, la prima domenica dopo Pasqua e siamo già stanchi. Voi non lo siete? Io lo sono. In quello che dovrebbe essere il primo giorno della settimana si accumula la stanchezza di tutta una settimana con le sue preoccupazioni, le sue angosce, i suoi affanni, i dolori, il correre sempre da una parte all’altra della città, e la spesa, e i bambini (per chi li ha), e la scuola, il lavoro, gli amici, la chiesa, le associazioni, i concerti, il culto della FGEI la prossima domenica, la settimana di evangelizzazione, i convegni, il medico, il dentista, gli articoli, i verbali delle assemblee, i bilanci, le riunioni, lo sport… Arriviamo a questo momento di lode e ascolto della Parola molto stressati e per nulla ben disposti a ricominciare, rigenerati dalla preghiera, la nuova settimana.
In una città come Milano, abituata a correre, alla produttività a tutti i costi, dove non bisogna mai apparire fannullone e quindi mai avere un momento per sé e per Dio siamo sempre stanchi e stressati. Quando sentiamo di avere tempo libero per noi o per la famiglia sentiamo la necessità di prenderci altri impegni per non avere il senso di colpa di colui o colei che poltroneggia. E in questo c’è molta etica protestante ma anche molto senso di superiorità sugli altri e, soprattutto, molta fiducia in ciò che l’uomo può costruire. Come se noi potessimo controllare e tenere sott’occhio tutto quello che ci circonda. E in tutta questa prospettiva guardo ai ponti festivi di questo periodo e mi domando sgomento: cosa farò, cosa faremo in queste feste? Molti dormiranno non potendolo fare in altri periodi, invece di stare con le persone amate e in attività di cura verso se stessi. Altri correranno impazziti da un posto all’altro cercando di vedere più cose possibili e di fare tanto per restare, alla fine, con un pugno di mosche in mano.

Leggi tutto

Una nuova umanità

Predicazione del Culto di Pasqua 2014 tenuta nella Chiesa battista Via Jacopino a Milano

pasqua-di-risurrezione-2012-gesùSe abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri  fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così  anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza.  Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a
colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.
1 Corinzi 15,19-28

Qualche giorno fa, sulla metropolitana, mi sono imbattuto in un gruppetto di persone, prevalentemente donne, che discutevano di temi religiosi. La conversazione, visto il periodo dell’anno, è subito caduto sulla Resurrezione. Una Resurrezione a cui si crede “come metafora dell’essere vicini al messaggio di Cristo” e a cui si stenta a credere veramente. Una signora, molto  osservante, ha fatto notare che se anche “Gesù non è risorto io seguo i suoi insegnamenti etici, e questo basta”.
Cari fratelli e care sorelle,
davvero basta per la nostra fede cercare solo seguire un qualche insegnamento etico di un rabbi ebreo itinerante del I secolo d.C. che fu processato dalle autorità romane su istigazione di quelle giudaiche come sovvertitore dell’ordine sociale e politico, che poteva apparire come un profeta che assemblava un collage di sentenze della Bibbia ebraica con una personale interpretazione, magari influenzata dalla setta essena? Il quale morì disperato e solo invocando il suo Dio? Cosa distinguerebbe questo predicatore ebreo di duemila anni fa da
un qualunque pensatore umano come Buddha, Confucio, Platone, Aristotele o Sartre?

Leggi tutto